Criticità del settore pesca

Criticità del settore pesca Se nel passato la Pesca era un ridente settore in espansione, oggi uno dei punti critici è la diminuzione del pescato che richiede insieme ad altre criticità l’intervento della politica per un’immediata iniziativa volta alla tempestiva e non più rimandabile “Dichiarazione dello stato di crisi del settore Ittico” che in verità è stato espresso dalla Regione Siciliana nel 2011, senza però finanziare adeguatamente il relativo capitolo di spesa.

Il costo del Gasolio tradizionale è aumentato del 40% negli ultimi 12 mesi (quasi 70 centesimi al litro). Da qui la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha unito la categoria della Pesca insieme ai “forconi” che hanno manifestato recentemente il loro malcontento.

Quello che può essere definito il primo punto critico della Pesca riguarda le politiche di chi legifera per tale settore. Purtroppo a tutti i livelli negli Enti pubblici di Governo le problematiche del settore Pesca sono accorpate a quelle del settore Agricoltura le cui rubriche sono sempre state guidate da esperti Agronomi che poco conoscono delle crude realtà della pesca.

Quanto sopra ha comportato 4.500 posti di lavoro persi nell’ultimo triennio, una riduzione del pescato siciliano del 30% dal 2009 ad oggi, una paradossale diminuzione dei prezzi alla banchina di molte specie insieme all’aumento costante e vertiginoso dei costi di produzione (in primo luogo quelli energetici) uniti alle forti tensioni e alla conseguente militarizzazione delle zone tradizionali di pesca. (la Guarda Costiera che deve far rispettare le Leggi Europee).

Per la riduzione delle quote latte si mobilitò mezza Italia. Fu proprio l’allora Ministro Leghista Zaia che sacrificò le quote Tonno a favore delle quote latte, senza che gli amici del PDL hanno mosso un dito. In conseguenza di ciò la scellerata decisione adottata dall’Unione Europea sulla diminuzione delle quote tonno ha distrutto la marineria siciliana e l’intero indotto senza che nessuno, nelle sedi opportune, si sia opposto.

La quota pesca del Tonno con il sistema del palangaro (U cuonzu) di solo 220 tonnellate (erano 550 tonnellate nel 2010) è assurda se si considera che non c’è alcuna equità con le 1400 tonnellate di pescato autorizzato dall’Unione Europea per chi pratica la pesca con il sistema della circuizione (tonnare) che come tutti sanno è molto più invasivo e devastante per il delicato ecosistema. Tutto ciò è a tutto vantaggio delle tonnare volanti giapponesi che vengono a pescare nei nostri mari quanto a noi non è consentito.

A livello Europeo si è legiferato il Piano Comune Europeo (PCP) che ridisegna il settore in tutta Europa non tenendo conto delle caratteristiche di ciascun Paese e delle specificità del settore ittico siciliano in particolare, che è stato messo alle corde da una serie di divieti che limitano tutto. Dalla pesca del Tonno a quella del pesce spada, dallo strascico al prelievo di alcune specie su cui si fonda il nostro mercato ed infine gli errati periodi di fermo biologico generalizzati. E senza dubbio necessario ed opportuno salvaguardare l’ambiente ed il ripopolamento ma non è possibile imporre solo divieti senza avere la percezione delle reali ripercussioni economiche e sociali dei cambiamenti che si vogliono imporre. Tantissimi pescatori ed Industriali della trasformazione sono pentiti di aver dato fiducia a chi oggi li rappresenta in Europa e che in campagna elettorale spronava loro a scegliere “LAVIA” del cambiamento del settore.

Per quanto riguarda il Tonno è auspicabile che si ritorni alle quote previste dalla normativa del 2010 con cui si possa reggere il mercato, facendo presente che non è la pesca col metodo del palangaro a mettere a repentaglio l’ecosistema marino del Mediterraneo. Inoltre, oltre a quello recentemente stilato con la Libia, si dovrebbero raggiungere accordi con gli Stati membri dell’intera fascia settentrionale africana. Infine ci si auspica, che in un momento di grande crisi come quello attuale, si possano rivedere quelle normative rigide che attualmente impongono a chi di dovere quell’assillo dei continui controlli che stanno contribuendo a mettere a repentaglio l’intero settore con il disarmo di tante unità di pesca e la chiusura di tante attività dell’Industria conserviera con il relativo aumento della disoccupazione di tanta gente nata e cresciuta a mare che non sa fare altri mestieri che quello tramandato dai loro padri.

Cav. Pasquale ALIFFI – GRANDE SUD – Siracusa – Dipartimento Pesca
Pubblicata da: Corrado Modica il 13-03-2012 13:52 in Comunicati

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