Vi prego, non fatemi più ricordare

Vi prego, non fatemi più ricordare Sono passati otto anni da quell'immane tragedia al largo delle coste di Portopalo, ma il pachistano Ahmad Shakoor non riesce a non commuoversi. Shakoor, tra i pochi sopravvissuti di quella tragedia avvenuta alla vigilia di Natale 1996, anche ieri mattina, durante la drammatica esposizione dei fatti di cui fu testimone oculare, si è improvvisamente bloccato perchè vinto dalla commozione. Il presidente della Corte d'Assise, Romualdo Benanti, quando l'interprete gli ha comunicato che il testimone non riusciva più a parlare perchè la commozione gli ha bloccato la bocca, con grande comprensione, ha sospeso l'udienza per una decina di minuti. Shakoor si è appartato con l'interprete, si è sfogato e poi è tornato a sedere dinanzi alla Corte per rivolgere un'implorazione. «Se è possibile evitatemi di ricordare!». Una richiesta che la giustizia non poteva e non ha infatti accolto. «Siamo spiacenti, ma siamo costretti a chiederle di ricordare» - ha detto il presidente. «La ringrazio per la sua comprensione» - ha risposto Ahmad Shakoor che ha poi ripreso a ricordare le fasi salienti di quella tragedia in cui persero la vita tra i 283 ed i 289 passeggeri della motonave «Yohan», tutti provenienti dal Pakistan, dall'India, dallo Sri Lanka e tutti diretti verso un Paese dell'Unione Europea per rincorrere benessere e fortuna. «Dopo aver lasciato Malta a bordo della Yohan ad un certo punto della navigazione, causa il maltempo e il mare assai tempestoso, vennero in collisione la motonave e una piccola imbarcazione che faceva da battistrada. L'incidente, che sembrava non particolarmente grave, indusse il comandante della Yohan a ordinare all'equipaggio, composto da due greci e da sette arabi, di fare trasbordare gran parte dei passeggeri sulla piccola barca. Si trattava di una folle decisione perchè era chiaro a tutti noi che quella barca non fosse in grado di sopportare il peso di quasi trecento persone.

Ma l'ordine del comandante fu fatto rispettare e quando noi salimmo sulla piccola barca ci dividemmo equamente una parte a poppa e una parte a prua. Alcuni dei passeggeri furono invitati a scendere sottocoperta perchè con i secchi prelevassero l'acqua che aveva imbarcato la piccola barca dopo la prima collisione. La navigazione nel frattempo era ripresa ma ad un tratto si verificò la seconda collisione con la «Yohan», in seguito alla quale la piccola barca si spezzò in due tronconi, che soltanto dopo una manciata di minuti si rovesciarono trascinando nelle gelide acque tutti i passeggeri. Dalla motonave iniziarono a lanciare delle corde, mentre nell'oscurità che esisteva nella zona si alzavano le grida di aiuto dei naufraghi. Io ed altri quattro riuscimmo ad afferrare le corde e siamo stati issati a bordo della «Yohan». Sebbene infreddoliti ci siamo tutti adoperati ad aiutare gli uomini dell'equipaggio per salvare il maggior numero possibile di vite umane. Ma tutto è risultato vano. Per trenta e forse quaranta minuti io e gli altri sopravvissuti siamo stati impotenti testimoni di una scena infernale: sentivamo le urla dei nostri compagni, alcuni li abbiamo anche visti nuotare verso la motonave ma poi li abbiamo visti trascinare via dalle onde. Poi in quello specchio d'acqua è piombato il silenzio, rotto soltanto dalla pioggia e dalla furia del mare. A quel punto il comandante della Yohan ha ordinato di riprendere la navigazione. Un ragazzo, anch'egli scampato alla morte, ha comunicato di aver fatto dei conti: a suo dire erano annegati tra i 283 e i 289 compagni di viaggio. L'ultimo passeggero gettato in mare era un giovane indiano che, con grande fatica, era riuscito a salire a bordo. Le sue condizioni erano abbastanza gravi. Qualcuno ha cercato di rianimarlo, ma poi è intervenuto il comandante Youssef El Hallal che ha ordinato di rigettarlo in mare perchè era già morto. Ma per alcuni di noi era ancora vivo».
Prossima udienza il 19 gennaio.

Pino Guastella
Fonte: LaSicilia.it il 18-11-2004 - Categoria: Cronaca

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