V2DAY: Un voto in più... (perduto ormai)

V2DAY: Un voto in più... (perduto ormai) Storie! Ormai tutti i giorni...
Vecchie fandonie, da rifilare.
Storie buone da accartocciare, come è la carta di giornale.
Storie, per noi brava gente
che però non si fida di quello che sente,
e lancia una sfida a un nemico invisibile.

Un voto in più che se ne va,
dai seggi elettorali della mia città,
per tutti quelli così come noi,
sempre più incerti, sempre a metà.
E' un voto in più, perduto ormai,
per un governo che non è forte come vorrei.....

Fonte: YouTube - byoblu's Channel il 07-04-2008 - Categoria: Persone e blog

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Vorrei dire qualcosa a proposito dell’ironico ed intelligente (anche se un po’ qualunquistico) arrangiamento.
E’ giusto interrogarsi su quel “voto in più che non si sa con questa legge elettorale dove va!” e porsi il problema (ed il tema) dell’anti-politica e della “casta” che difende e perpetua se stessa.
Questo interrogarsi però rischia di restare sterile “grillismo” se, contemporaneamente, non si fa un serio sforzo critico di:
a) distinguere gli uomini non su base ideologica o di come vengono targati ma in base alle qualità che hanno da offrire ;
b) se non ci si interroga oltre che su dove và il voto, anche (e soprattutto) da dove viene.
La seconda cosa ci riguarda tutti da vicino perché, come elettori, siamo tutti esposti e/o preda di campagne elettorali sempre più aggressive ed impostate secondo criteri di marketing molto invadente.
Una buona notizia, riguardo alle elezioni, è il recentissimo decreto del C.d.M. che vieta di portare nel seggio elettorale telefonini cellulari dotati di fotocamera.
Non mi immagino che, sulla base di questa piccola norma, finalmente si riesca ad estirpare la piaga del “voto di scambio” o del “voto comprato” che, soprattutto nel meridione, affligge la politica e determina il mal governo, perché penso che occorra altro, anche se devo ammettere che questo … è un buon inizio.
Magari poi si potrebbe passare ad altri provvedimenti tipo, chessò
- imporre alle banche di raccogliere e trasmettere i dati identificativi di tutti coloro che, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni, si presentano agli sportelli per cambiare banconote chirurgicamente tagliate a metà o grossolanamente strappate e rimesse insieme con nastro adesivo;
- imporre a tutti i candidati di presentare, diciamo un mesetto prima delle elezioni, ad un apposito ufficio del ministero degli interni, un budget di spesa della loro campagna elettorale ed, un mese dopo, un rendiconto analitico delle spese effettivamente sostenute con tanto di indicazione delle “fonti di finanziamento”. Il tutto preordinato a capire se e come un piccolo “paperon de paperoni” che magari spende solo in campagna elettorale più di quanto potrà fruttargli l’indennità di parlamentare regionale o nazionale in cinque anni di legislatura, intenda “rientrare” dal suo “investimento;
- una più precisa e severa applicazione delle norme che regolano la campagna elettorale con rigorosi controlli su: come e dove vengono affissi i manifesti; sulla responsabilizzazione di quei candidati i cui manifesti appaiono ovunque, ovvero in luoghi non deputati allo scopo; sulle violazioni alla normativa sulla privacy perpetrata attraverso telefonia fissa, cellulari, sms, e-mail, posta, ecc; su campagne elettorali condotte attraverso pranzi e cene di gala e feste o party’s di vario genere.
Ecco, già l’introduzione e/o l’osservanza di queste norme renderebbe di gran lunga più decente la qualità delle elezioni.
Insomma bisogna tornare indietro rispetto ad un percorso che ha trasformato la democrazia partecipativa italiana in una cosa “all’italiana” dove il voto si compra e si vende perché ci sono politici disonesti che sono disposti a comprarlo e dove ci sono elettori talmente ignoranti ed indigenti da pensare che vendersi il voto per 50 o 100 euro sia un “affare” che gli possa risolvere qualche problema.
Cordialmente.
Giancarlo Barone.