Un vero boom l'import del pomodoro cinese

Un vero boom l'import del pomodoro cinese Le importazioni sono aumentate del 22% rispetto allo scorso anno. Le associazioni agricole sfidano la concorrenza cinese con la trasparenza di mercato

Il pomodoro con gli 'occhi a mandorla' ha allargato del 22%, in un anno, la conquista dei mercati del tricolore. Sbarca il concentrato, arrivano pelati e pomodorini cinesi di collina. Produttori e associazioni agricole non hanno dubbi: "La concorrenza cinese - dicono - va combattuta con la trasparenza di mercato. Non bastano dazi e tariffe ma bisogna rendere subito operativa la legge che obbliga ad indicare in etichetta l'origine territoriale del pomodoro". La Cina ha aumentato le esportazioni in Italia di prodotti alimentari. Lo confermano i dati Istat sul commercio estero elaborati dalla Coldiretti. Gli incrementi variano dal 440% per gli arrivi di mele cinesi, al 22% per quelli dei pomodori conservati, al 5% di ortaggi e verdure sottaceto. Tra i paesi non appartenenti all'Unione europea, la Cina si colloca al secondo posto dopo l'Argentina nelle quantità di prodotti agroalimentari esportate in Italia. Ma se le mele cinesi, arrivano sui nostri mercati anticipando i tempi - e quindi la stagione - della produzione di mele italiane, l'importazione di concentrato di pomodoro si spalma sui dodici mesi dell'anno. Lo sbarco in Europa dei 'pomodori con gli occhi a mandorla' si affaccia sui mercati europei. I pelati made in China hanno sfilato anche al salone dell'alimentazione di Parigi, prodotti dalla multinazionale cinese Chalkis Tomatos, filiale della Xinjiang production, fondata dall'esercito cinese. E sono già in Italia. Un passo in avanti per tutelare il prodotto italiano è stato compiuto con la circolare 169/2004 del Ministero delle attività produttive, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, che riserva la denominazione di passata di pomodoro solo al prodotto ottenuto dalla spremitura diretta del pomodoro fresco. "Non basta - dice la Coldiretti - il percorso di trasparenza deve essere completato con l'emanazione del decreto che rende obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine o provenienza del pomodoro utilizzato, com'è previsto dalla legge 204 del 3 agosto 2004". Passata di pomodoro cinese, magari su pasta e pizza? "No grazie!" rispondo le associazioni agricole italiane impegnate su tutti i fronti a valorizzare le qualità nazionali. A proposito di spesa, dall'indagine Coldiretti-Ispo, arriva un appunto: "fare la spesa è meno pesante se si acquistano prodotti Made in Italy". Due italiani su tre sono disponibili a pagare anche un po' di più un prodotto alimentare purché sia certificato per l'origine italiana.
Fonte: Greenplanet.net/Agricolturaonline il 09-12-2004 - Categoria: Economia

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Il pomodoro di Ciu en Lai


Questi ciainisi, stanno veramente rompendo, le casse. Questa gentuccia, piccola,minuta, dai tratti incredibilmente uguali, uniformati, come macchinine per picciriddi che escono dalla catena industriale e di fabbrica come i balocchi per matocchi che instancabilmente producono che hanno riempito le case di milioni e milioni di bimbi e ragazzi italiani. Scusate il termine, ma con tutti sti giocattoli di torno: non se ne può più. Questi piccoli ex comunisti che hanno capito che "er capitalismo" è la grande forza e luminosa stella dell'avvenire. Le città cinesi principali hanno raggiunto dimensioni megalitiche e l'espansione urbanistica ha raggiunto quote inaudite, tanto che nei prossimi mesi frotte di imprese italiane, per via dei trattati firmati dal buon Presidente Ciampi, si apriranno ai commerci con questo paese. Produco,discutono,investono e si vestono, oramai, come perfetti occidentali. Usano macchine di taglio europeo e americane e giapponesi per darsi un bob ton da occidentali avanzati. Ma il mondo economico e sociale ed economico, scusate, se vi fà male, nel prossimo futuro: è destinato a cambiare asse. Infatti sarà la Cina la prima potenza mondiale, seguita dagli Usa e al terzo posto gli indiani. Ora le questioni sono due: o si capisce che il mondo nei prossimi quindici anni sarà completamente diverso e come giustamente ha fatto il Presidente Ciampi e il Presidente della Fiat Montezzemolo, si corre ai ripari aprendo intensi e proficui scambi commerciali, culturali ed economici con questo paese: O si rischierà di produrre una involuzione culturale e da pianura padana e da lega longobarda, con revanscistiche e paludate posizioni antiglobali che fanno arrossire di vergogna di una qualsiasi mente che funziona. Se si pensa che diecimila persone hanno manifestato contro il ponte sullo stretto di Messina: c'è da mettersi paura per l'arretratezza prodotta da simili posizioni. Un noto ambientalista, Folco Quilici, si è rifiutato di partecipare a simili manifestazioni e con una lettera scritta ha ricordardato che i ponti si impediva di farli nel medioevo, per non pemettere lo scambio delle persone fra loro. Pertanto è essenziale capire che quello che vogliamo "Noi", nel nostro piccolo, è sempre molto, ma molto relativo. E se non vogliamo restare indietro in certi processi mentali e globali dell'economia e della innovazione locale è bene che qualcuno si inventi qualcosa per vendere il "ciliegino" ai cinesi: che sarebbe come vendere il ghiaccio agli eschimesi...

Cordiali saluti Spiros