Sequestrata un'anfora greca

Sequestrata un'anfora greca Reperti archeologici, di un certo pregio, sono stati rinvenuti, nel corso di una perquisizione mirata dagli uomini della guardia di finanza all'interno dell'abitazione di Pachino di una professionista, le cui generalità non sono state rese note, per cautela investigativa ed anche per disposizione della procura della repubblica. La professionista comunque è stata denunziata a piede libero alla procura della repubblica presso il tribunale di Siracusa per violazione del decreto legislativo che impartisce disposizioni in materia di tutela del patrimonio di interesse archeologico e storico. L'operazione è stata compiuta giorni corsi dalla guardia di finanza di Pachino. Al termine di pregressa attività di indagini eseguita unitamente a personale della tenenza di Noto,è stata eseguita una perquisizione mirata, di iniziativa, nella residenza della professionista pachinese, rinvenendo così reperti di notevole interesse archeologico e storico. Nel dettaglio. si tratta di una grande anfora, intatta, alta circa un metro, ricoperta di incrostazioni marine, tenuta in piedi da un basamento di ferro che ne esaltava la particolare caratteristica, venutasi a creare nel tempo a causa della sua sicura permanenza per lungo tempo in mare.

Rinvenuti inoltre una sciabola ed un fioretto risalenti alle guerre risorgimentali e garibaldine. In particolare l'anfora è del tipo che veniva utilizzata nel periodo greco e romano ( III secolo e I secolo a.C.) per il trasporto di dettare alimentari. Per quanto riguarda le armi bianche, il loro stato di conservazione è risultato discreto, considerato che le armi, non erano tenute protette per cui erano esposte all'aria. Il materiale di interesse archeologico e storico è stato momentaneamente posto sotto sequestro. In seguito potrebbe essere affidato alla professionista pachinese in custodia giudiziaria. Ancora una volta i servizi di tutela e recupero di materiale di interesse archeologico e storico da parte della guardia di finanza hanno colpito nel segno.

Saretto Leotta
Fonte: LaSicilia.it il 14-01-2004 - Categoria: Cronaca

Lascia il tuo commento
Le anfore dei naviganti nel Pachino Promontorio.

La Soprintendenza, non avendo avuto finanziamenti sufficienti: e non avendo una politica di "recupero" del territorio; negli ultimi 20 anni ha registrato una inadeguata attività di ricerca e gestione dei Beni Archeologici, architettonici e culturali nel nostro territorio.(due per tutte: 1) i ritardi sui mosaici del Tellaro 2) Il crollo della cupola di Noto) Infatti, si sono registrati interventi della Soprintendenza soltanto dopo la segnalazione di privati o eventi di rinvenimento di reperti archelogici nel corso di realizzazione di opere pubbliche. O dopo fortuite scoperte dovute a condizioni meteomarine particolari. Ecco dunque: I nostri Beni Culturali. Che,mai come in questo periodo, finalmente, entrano, a pieno titolo, come gli elementi principali del "recupero-sviluppo" locale.

Per ciò che riguarda gli oggetti di epoca antica sequestrati(anfora ecc): posso dire che, ciò, conferma nel quadro storico generale intensi commerci in quel periodo nell'area. Se l'oggetto è stato trovato nella nostra zona. A meno che non si tratti di qualche "reperto",incautamente acquistato dalle parti di Napoli: dove sono maestri nell'invecchiamento delle anfore greche di un metro. Comunque, ragionando e pensando: io dico. Chi può dire di non essersi imbattuto, frequentando i nostri mari e le nostre coste e spiagge, con qualche coccio d'anfora o qualche mattone o altri materiali lapidei antichi? Io credo pochi.
Pertanto, credo, che da questo "mare nostrum" molti reperti archeologici sono stati portati via negli ultimi anni. Per non parlare di ciò che è avvenuto nell'ultimo secolo. Ma, moltissimi sono da scoprire.

Io credo che se ci fosse una iniziativa istituzionale a scala locale e provinciale si potrebbe lavorare per la creazione di una stanza adibita a Museo locale: dove raccogliere anfore o altri oggetti rinvenuti della zona del Promontorio.
Forse al Castello di Capopassero si potrà realizzare. O,anche, nel contesto del recupero del Palmento di Rudini. Dove le destinazioni d'uso sono in parte da rivedere. O meglio crearne una in ambedue i siti.
Costruendo un circuito fra Pachino e Portopalo di contatto coi i siti archeologici terrestri e subaquei in tutto il territorio. Potrebbe essere una grande azione di "cultura locale" che coinvolge le scuole e le istituzioni e le associazioni locali.
Comunque, per contro. Recentemente è stato varato un articolo di legge che, mi pare, permette, in qualche misura, la detenzione di singoli reperti archeologici che comunque vanno sempre denunciati alla Soprintendenza o alla autorità giudiziaria.

Scontiamo una situazione storica di arrettratezza sulla problematica e fortunatamente solo negli ultimi anni gli organi preposti hanno intensificato i controlli e le azioni preventive sul territorio sotto l'aspetto storico-archeologico. Questa attività di contrasto ha avuto ed ha successo e la sua presenza minimizza i danni nel territorio. Sicuramente confortante la notizia di oggi su "La Sicilia": per l'istituzione del nucleo archeologico dei carabinieri a Siracusa. Istituzione, tardiva: direi. Ma, comunque, sempre accolta con molto calore ed interesse dalla collettività che vuole crescere e progredire con la valorizzazione dei suoi Beni Culturali e Ambientali.
Cordiali Saluti. Spiros