Più attenzione sulla nave bizantina

Sulla questione della nave Bizantina bisogna fare presto. È questo l'appello lanciato dallo storico e docente di lettere Salvatore Cultrera in merito alla necessità che l'amministrazione comunale si attivi affinché i resti della nave bizantina scoperti negli anni sessanta nel pantano Longarini siano assegnati al comune di Pachino piuttosto che a quello di Ispica che ne rivendica l'appartenenza. "Ho fornito al sindaco Barone tutta la documentazione in mio possesso, -ha dichiarato Cultrera- oltre ad una ricostruzione della scoperta e del recupero del relitto a cui io ho assistito di persona. La pretesa di Ispica è certamente da respingere poiché la nave è stata scoperta a più di un chilometro dal confine con il vicino comune, ma è necessario che Pachino dimostri un interesse al relitto che è stato restaurato dai tecnici della soprintendenza ai beni culturali di Siracusa ed ora attende solo di essere consegnato al comune proprietario per una corretta esposizione e contestualizzazione". La preoccupazione dello storico pachinese è più che fondata, visti anche i precedenti. Il 18 ottobre 2001 infatti fu effettuata una conferenza dei servizi a cui però non erano presenti esponenti pachinesi (forse dovuto al fatto che in quel periodo a reggere le sorti del comune di Pachino si trovava un commissario) dove si sancì, probabilmente in maniera erronea, l'appartenenza del reperto storico agli ispicesi. "La nave, -racconta nel suo memoriale lo storico Cultrera- venne rinvenuta nel 1964 nella parte bonificata del pantano Longarini di proprietà di un pachinese di nome Spatola.

Tale proprietario è un pachinese e non un ispicese come sostennero i giornali del tempo. Successivamente la soprintendenza di Siracusa portò alla luce il reperto che assomigliava ad un grande peschereccio. Ricordo, -continua Cultrera- che erano ben visibili buona parte della chiglia, e i fianchi ancora attaccati alla sabbia. Ho visto diverse volte il relitto anche mentre veniva smontato e le sue parti, simili a traversine di rotaie, dopo essere state catalogate, venivano immerse in una vasca di acqua sempre di proprietà dello Spatola dove pare si mantenessero meglio. Poi la nave fu dimenticata. Taluno diceva che fosse stata portata via e si trovasse custodita nei magazzini dell'ente per la tutela delle belle arti di Siracusa, invece è rimasta sempre immersa nella vasca. Alla fine del 2001 il sindaco di Ispica ne avanzò la pretesa affermando che il reperto bizantino fosse stato trovato in territorio ispicese ed inoltre attaccava la soprintendenza siracusana per aver tenuto nascosto tale importante reperto. La nave però non è stata trovata in territorio di Ispica, bensì in quello di Pachino per cui, ora che il restauro è stato completato, Pachino ha tutto il diritto di rivendicarne la proprietà e l'utilizzo. Contestualizzare una nave bizantina in un territorio montano e lontano dal mare come è Cava d'Ispica è la cosa più ridicola e sciocca che si sia potuta affermare. È come mettere in una biblioteca delle cassette di pomodori o della verdura. Il pantano Longarini appartiene al territorio della provincia di Siracusa e il riferimento alle fonti latine da Cicerone a Tolomeo a Microbio non hanno nulla a che fare con la nave che l'esame del carbonio radioattivo ha datato essere del sesto secolo dopo Cristo e dunque quando gli autori tirati in ballo erano già morti da un pezzo. Per di più il luogo di ritrovamento della nave non è quello di porto Ulisse o porto odisseo in territorio ispicese come sostenuto dall'onorevole Leontini, ma quello del pantano Longarini in territorio pachinese. Pachino è dunque il luogo più adatto per la sede espositiva, visto anche la sua vocazione marinara oltre che luogo di rinvenimento. Occorre però che l'amministrazione solleciti ulteriormente la sua pretesa".

Salvatore Marziano
Fonte: LaSicilia.it il 03-12-2004 - Categoria: Cronaca

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La nave di Longarini

Ha fatto bene e gli sono grato al Prof.Salvatore Cultrera per avere posto il problema della nave bizantina di Longarini. Ma il suo intervento, penso, sia tardivo e difficilmente riorientabile su una questione di cui la Provincia di Siracusa che il comune di Pachino sono stati assai impreparati e non adeguatamente attenti. Il ritrovamento della nave avvenne nel 1964 quando nel pantano di Longarini furono effettuati degli ingentissimi lavori di bonifica che, fra l'altro, effettuarono dei lavori e crearono la divisione fisica delle due provincie con la creazione di una grosso canale di divisione. Come credo che nello stesso tempo furono create quella lisca di pesce che ha modellato per sempre la parte di terreni sulla destra della provinciale che partono dai fabbricati ed alloggiamenti e vasca della famiglia Spatola.La quale famiglia è di origine Pachinese. Ma credo anche che per un certo periodo la famiglia Spatola, di cui il figlio è il prof. Corrado ,che vive a Milano: abbia avuto terreni e beni anche in Libia. Dove hanno dovuto lasciare tutto quanto avevano in possesso e proprietà: per l'avvento,per loro non piacevole e me ne rendo conto e solidarizzo, per la rivoluzione verde del Signor Gheddafi. Ho conosciuto da ragazzino il signor Spatola e spesso sono stato a trovarlo: quando tutti i loro terreni venivano dati in gabella a mio padre. Il quale com' era suo spiccato e gentile costume: mi raccomandava il massimo di rispetto per questo signore e la signora che spesso venivano a stare nell'appartamento ricavato all'interno del grosso casamento che fà capo a tutta la proprietà immobiliare che si estende per diverse decine e decine di ettari. Mi ricordo ancora che da Bonpalazzo si vedevano da lontano i grossissimi mezzi, allora impiegati per effettuare lo scolmatore in contrada Gerbi Cancaleo che rimane in territorio di Ispica. Scolmatore che serviva ad incanalare le acque provenienti da Passo Corrado e risalendo sulla destra fino a Bommiscuro e sulla sinistra verso la provinciale per Ispica fino ad arrivare alle case dei Bruno della Meucia.

Analisi geografica

La qiestione che attiene al ritrovamento di una imbarcazione di quelle dimesioni nel luogo indicato dal prof. Cultrera conferma che tutto l'aerale dei pantani di Cuba e di Longarini, nel VII secolo d.C., doveva avere caratteristiche morfologiche completamente diverse. E ciò implica immaginare che l'invaso dovesse essere in buona parte navigabile. Se ci teniamo come riferimento alla descrizione dell'area di Longarini Punta Castellazzo Portulisse fatta da Tommaso Fazello che è l'autore della descrizione più vicina a quel periodo: si nota che nella punta castellazzo doveva essere presente una cittadella.(Vedi sito Carlo Ruta) Se poi si nota che nella zona a ridosso di Passo Corrado si parla fin da allora dell'esistenza di una salina di proprietà degli Statella: si conferma che quell'invaso doveva servire come ricovero e stazionamento di navi. Se poi ancora leggiamo che agli inizi del secolo il Soprintendente di Siracusa, Paolo Orsi individua e conferma l'esistenza di resti di abitazioni, di quello stesso periodo, in contrada Burgio Ramaddini e le recenti scoperte ( dieci anni) della necropoli e delle fosse campanarie per la conservazione delle derrate in contrada Cuba, nella direttrice con Burgio Grande,fin ad arrivare in contrada Preuta e Bonivini: allora si evidenzia uno stato di forte di presente umane che hanno caratterizzato con una ingente urbanizzazione di tutta l'area e il contorno geografico che fà capo alle due paludi.

Continua.....
Non appena avvenuta la scoperta, come mi ha scritto l'amico David Baker orientandomi nelle ricerche, sul posto arrivarono due archeologi di fama mondiale:Peter Throckmorton and Gerhard Kapitan nel 1965. Dave Baker era presente ed interessato alla scoperta perchè appassionato di archeologia. Il signor Baker è un ex sottoufficiale della Navy e ha vissuto per un periodo a Marzamemi nella casa in riva al mare su viale Starrabba che è cinta da un alto muro, nelle immediate vicinanze della forgia della salina omonima. Era nella zona quando ancora le strutture di Portoulisse erano alle prime attività militari. Stavano costruendo il casamento e la torre e la pista degli elicotteri che furono realizzati è posizionati nell'alto sperone argillo-roccioso che forma punta castellazzo. Un posto unico, indimenticabile per la mia memoria.
Si allega la pagina dell'Università di University of Southampton
Department of Archaeology

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Centre for Maritime Archaeology





HISTORY AND ARCHAEOLOGY OF THE SHIP - LECTURE NOTES

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47 Pantano Longarini 6000-650AD


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Found by Peter Throckmorton and Gerhard Kapitan in 1965. The ship itself was roughly contemporaneous with the C7AD Yass Ada ship, but is of Greek or Southern Italian origin. Nevertheless is shares sufficient features with Yassi Ada II to suggest a common pattern.

The Pantano Longarini wreck differs from other wrecks discussed in this section because it was a land excavation which was the silted up bed of a Roman harbour. (290) (site). As a result a greater proportion of the timbers has survived than is usually the ase underwater. The Pantano Longarini boat is also unusual because it differs in design both from the Yassi Ada boat and from earlier boats. It has a number of features which are known to have existed in the iconographic evidence but which had not previously been found on a wreck site.

Firstly, much more of the stern survives than is usually the case and it is clearly a transom, as opposed to the more conventional double ended stern normally found in iconographic representations of Greek and Roman ships and assumed to be consistent with the archaeological record which rarely includes sufficient of the stern timbers to form an opinion about the hull configuration. (315) (316) (324) (335) The purpose of the transom stern is not entirely clear, but it was most probably used to support a poop deck, deck housing or castling as in this picture (346) (mosaic). The structure is more complicated and sophisticated than the sterns of earlier ships but the complexity arises not, as hithereto in the intricate methods of edge joining, but in the details of the framing.

This complexity is most evident in (334) the frames which are notched in order to project out through the planking so that they protude outside the boat. Protruding deck beams are a common feature of Northern European boats in the middle ages, but notched frames must be considered unusual, though they do occur (check Aber Wrach I and Kalmar). The complex notched framing is futher complicated by the use of very heavy and roughly cut whales on the outside of the hull, and heavy internal stringers on this inside (244) shows notched frames on site. The whole ship is massively framed by comparison with its shell built predecessors, using roughly adzed timbers set very close together and reinforced by massive internal stringers. There are even secondary frames inside the stringers.

In addition to the close framing asnd internal stringers there is also evidence of deck beams running across the ship which also protrude outwards from the side of the hull. (245) on site and (333) plan ). These deck beams locked into slots cut for them in the outer whales. There function, apart from support the decking, was to act like A frames tying the sides of the vessel ogether to prevent them from falling outwards. The need for such reinforcement is a necessary consequence of the abandonment of shell building, though there also cross beams would help to brace the sheerstrakes. Protruding deck beams of this kind are a common feature of Norther Medieval ships, and have been found in Byzantine mosaic illustrations but never on a wreck site.

The frames themselves aree now composite, rather than continuous grown timbers, with sections scarfed together and nailed through. The ship was fastened throughout with forged iron nails and bolts, again a sign of cruder building methods. Floors and frames were alternate in the now conventional way and light pine boards were fastened between the stringers and the secondary frames to form a ceiling for the cargo hold.

The outer planking was, however, edge joined using vestigial tenons as on Yassi Ada I, with mortise intervals of about one metre. The tenons are not fastened with treenails so it is clear that their function was merely to locate the strakes against each other and hold them into place until they were nailed to the frames. They do not contribute to the strength of the shell, indeed it is doubtful whether this boat or the Yassi Ada I boat can genuinely be described as shell built.

The Pantano Longarini ship has thus come a long way from the early Roman ships with their elegant but labour intensive shell hulls closely mortised together like intricate cabinet work. Now the strength of the ship derives from its heavy framing and from the close intervals between the frames, and from the deck beams which provide great lateral strength. This ship, like the Yassi Ada C7Ad ship was in a transitional phase between the last vestiges of shell building and the carvel built skeleton ships of the later middle ages.

Throckmorton took great care with his excavation which was very much more focussed on the study of the ship itself because there was nothing much in the way of cargo. Precise full size tracings were taken of the planking to determine the exact location of nail holes and fastenings so that the structure could be reconstructed later. The ship owed its survival to being buried in mud which had subsequently silted up. Unfortunately the wreck had been discovered by workmen who removed some of the bow timbers to make a fire. There were also reports of a name plate removed from the wreck and never seen again.

Reconstruction suggests that the ship was around 30.30 metres in overall length, length on keel was 23.20 metres. Minimum draft was 1.50 metres and maximum draft was 3.50 metres. The Gross tonnage was estimated at 400-500 tonnes, with a cargo capacity of 300 tonnes.

The vessel is known to have had a Greek name, now lost, and was largely built of pistaccio and Cyprus wood, In all probability it was Byzantine Greek in origin. The Yassi Ada C7Ad wreck and the Pantano Longarini wreck bring to an end the story of classical boat building and open the door on the middle ages.

ADD:


SERCE LIMAN C11TH see IJNA 7.2 11.1;
Steffy R., Wooden shipbuildinga the interpretation of shipwrecks (University of Texas Austin, 1994) 85- 91
GIGLIO ETRUSCAN
PALAMOS ROMAN
IJNA 12.3 AND OTHER MORTISE AND TENON JOBS

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47 Pantano Longarini 6000-650AD


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Updated by J.S. Illsley 13/08/1999

REFERENCES AND SOURCES FOR SLIDES
The references listed here identify the sources for slide used to illustrate the course lectures. Where slides are taken from published sources copyright prohibits their publication on the Web. Many of the pictures are taken from George Bass's History of Seafaring and the first edition of Basil Greenhill's Archaeology of the Boat both of which are easily available on rota in the Bangor University Library, and many may also be found in other and more recent books. Slides displayed in this Web page are taken from JSI's personal collection.
This page is under development and not all references are complete.



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SLIDE 244 PANTANO LONGARINI 6ad (through beam amidships - throu) SOURCE IJNA 2/2 pp: 255, 264


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SLIDE 245 PANTANO LONGARINI 6ad (through beam 8) SOURCE IJNA 2/2 pp: 265


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SLIDE 290 PANTANO LONGARINI 6ad (wreck site) SOURCE Bass, G.A History of Seafaring, (London, 1974) pp: 158 /36-37


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SLIDE 315 PANTANO LONGARINI 6ad (stern transom) SOURCE IJNA 2/2 pp: 246 /3


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SLIDE 316 PANTANO LONGARINI 6ad (plan of stern transom) SOURCE IJNA 2/2 pp: 247 /4


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SLIDE 324 PANTANO LONGARINI 6ad (model of stern) SOURCE Frost H., IJNA 2/2 pp: 251/10


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SLIDE 333 PANTANO LONGARINI 6ad (section of frames showing wale) SOURCE IJNA 2/2 pp: 256 /15


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SLIDE 334 PANTANO LONGARINI 6ad (section of frames showing junc) SOURCE IJNA 2/2 pp: 254 /13


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SLIDE 335 PANTANO LONGARINI 6ad (model of stern platform seen f) SOURCE IJNA 2/2 pp: 252/11


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SLIDE 346 PANTANO LONGARINI 6ad (roman mosaics showing possible) SOURCE IJNA 2/1 pp: 263/19


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47 Pantano Longarini 6000-650AD


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continua......

La conferenza dei servizi e l'interrogazione dell'Onorevole De Benedictis a favore del Comune di Pachino.

Bisogna dare atto al Deputato dei D.S. che è stato l'unico ad interessarsi compiutamente del problema di riportare la nave nei confini comunali di Pachino.


INTERROGAZIONE

All'Assessore regionale ai Beni Culturali

Premesso che nel 1964, nel sito del Pantano Longarini in territorio del Comune di Pachino (SR), venne riportato alla luce il relitto di una nave da cargo del 700, preziosa testimonianza dell'età bizantina in Sicilia;

Rilevato che tale relitto, restaurato e reso fruibile alla visita, costituisce un elemento irrinunciabile per la promozione culturale e turistica del comune di Pachino, al cui territorio esso appartiene, nonché per la crescita della identità culturale della comunità pachinese;

Visto che a seguito di una recente conferenza dei servizi, promossa dall'Assessore regionale ai Beni Culturali, alla quale non è stato invitato alcun rappresentante del comune di Pachino, è stato stipulato un protocollo d'intesa che prevede il restauro del relitto ad opera della soprintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa e il suo successivo trasferimento al comune di Ispica per la sua musealizzazione;

Osservato che tale decisione appare incomprensibile, immotivata e lesiva del diritto della comunità pachinese a conservare ed esporre una traccia del passato appartennete al proprio territorio;

per sapere

dei criteri secondo i quali sarebbe stata assunta la decisione in oggetto;

se non ritenga di dover revocare comunque tale decisione per restituire alla comunità pachinese il diritto a conservare, a detenere e valorizzare quanto ad esso appartiene assumendo le necessarie misure per attrezzare una adeguata struttura museale in loco.

Palermo, 20 novembre 2001 De Benedictis

I DOCUMENTI E L'INDIRIZZO DELLA RICERCA CON GOOGLE : NAVE BIZANTINA A LONGARINI

http://www.google.it/search?sourceid=navclient&
hl=it&ie=UTF-8&q=nave+bizantina+a+longarini


SI SEGNALA LA SCHEDA DEL PIANO TERRITORIALE DELLA PROVINCIA DI RAGUSA...

E LA SOTTOSCHEDA CHE RIGUARDA PUNTA CASTELLAZZO E LA NAVE DI LONGARINI.....


Mentre la Provincia di Siracusa, dopo l'annuncio del suo assessore al ramo, dava i numeri per un piano Territoriale della Provincia di Siracusa.

La Provincia di Ragusa ha realizzato e pubblicato i suoi studi e ricerche per la formazione del Piano Territoriale e forse lo ha già approvato.

All'interno dello stesso è indicata la nave Bizantina e la sua valorizzazione nell'ambito del territorio di Ispica...


Cosa si vuole di più della vita: un amaro Averna!

Conclusioni.

L'encomiabile azione e promozione del Prof. Salvarore Cultrera non ha supporti sufficienti a qualsiasi livello.

E' dunque molto probabile che il comune di Pachino ha perso anche questa importantissima possibilità....

L'unica cosa che mi sembra fattibile è suggerire al Sindaco di Pachino di proporre una mediazione al Comune di Ispica che è quella di reperire un locale nelle immediate vicinanze del posto dov'è stata trovata. Magari trovando un sito idoneo nelle immediate adiacenze della caserma della guardia di Finanza e delle strutture della navy americana e della NATO, al fine di avere una idonea protezione da possibili atti vandalici. Ciò consentirebbe, vista la distanza, una fruizione e valorizzazione di un'area che potrebbe dare vantaggio turistico e di marketing anche al comune di Pachino.


Cordiali e Bizantini Saluti Spiros
Interessantissimo articolo sul litorale Ispicese e su Punta Castellazzo.

Di Melchiorre Trigilia



Relitti di navi e resti archeologici del litorale ispicese
di Melchiorre Trigilia


Dalla documentazione riportata risulta evidente la grande importanza archeologica del nostro li-torale.
Per questo nel 1985 l’Assessorato Regionale di BB.CC. AA ha emesso un decreto di vincolo arche-ologico attorno a Punta Castellazzo, sede dell’antica Apolline. In seguito alle ultime scoperte di tombe della vicina necropoli, la Soprintendenza di Ragusa ha rinnovato ed esteso questo vincolo. Già in un articolo del 1962 Rosa Fronterrè Turrisi, dopo un sintetico studio storico-archeologico di Porto Ulisse e Punta Castellazzo, rilevava la presenza di consistenti resti archeologici. “Ad ogni passo”, scriveva, “si vedono rottami, cocci di ceramica dì ogni sorta, avanzi di sepolture pagane e cristiane, lucerne, ossa umane, frammenti di costruzioni in parte visibili ed in parte coperti dalle alghe, frammenti o intere anfore di terracotta, tra cui quelle per il vino, con la base a chiodo ed il corpo cilindrico che si riunisce in un collo a brocca...Ricerche subacquee fatte dai Signori Pietro Modica e Mario Grasso hanno portato alla luce importanti reperti: una grande ancora, consistente in un blocco parallelepipedo di m. 1,20x0,60x0,20 con tre buchi e segni indecifrabili nella parte centrale, portata dal Conte Gargallo nel Museo Archeologico di Siracusa: un’altra più grande con un solo bu-co datata al 300 a.C.; un pezzo di fune di nave ricoperta di concrezioni marine e una pesante palla da catapulta; resti di una nave forse araba a pochi metri dalla costa, dove sono stati trovati una scimitarra araba col ferro incrostato e l’elsa artisticamente decorata con motivi moreschi, un mortatio con pressatoio e una scodella di terracotta; e ancora pezzi di balaustra, avanzi di grandi vasi di marmo e molte altre reliquie da portare ancora fuori dall’acqua.”
Nel 1969 furono fatte alcune esplorazioni che restituirono materiale importante per la cronologia, specie nelle sezioni terrose di Punta Castellazzo: resti di strutture murarie a malta distrutte e crolli di abitazioni con forti stratificazioni di ceramica d’uso di epoca tardo-romano-bizantina databile fra il III ed il VI sec. d.C. e una lucerna col simbolo cristologico (Fallico, pp. 177ss.). Ad età postbizanti-na sono databili due capisaldi circolari del diametro di m. 2,50 sulle due punte avanzate di Punta Castellazzo e della Marza, forse come segnacoli per naviganti. Nel 1970 l’Archeologo Giovanni Uggeri annotava sulla città di Punta Castellazzo. “L’impianto dell’abitato è perfettamente leggibile sulle fotografie aeree, con le mura O-E, che sbarrano Faccesso alla penisola triangolare dal lato settentrionale. Il perimetro è di ca. due Km ed il vertice si protende a Sud come un molo naturale.” Per precisare se si tratta di un tessuto urbanistico a struttura continua o di abitazioni sparse ed anche i limiti cronologici dell’abitato, scriveva nel 1973 l’attuale Direttore della sezione archeologica Giovanni Di Stefano (Apollìne), dovranno effettuarsi scavi regolari.
Speriamo che ora finalmente si dia inizio ad una rigorosa e sistematica campagna di scavi, prima che la cementificazione abusiva, tombaroli e subacquei rovinino e depredano del tutto il sito. Certamente ci si potrà giovare di foto aeree ai raggi infrarossi e prospczioni tramite georadar e tomografia geoelettrica. Si potrebbero così scoprire altri relitti di navi sepolte sotto i limi del Pantano Longarini!
Nel 1994 e 1997 gli istruttori subacquei M. Buggea e A. Occhipinti del Centro Subacqueo Ibleo Blu Diving di Ragusa hanno scoperto nei fondali del litorale due relitti di navi antiche, probabilmente bizantine di notevoli dimensioni. In uno di essi sono stati rinvenuti importanti reperti: un’ancora di pietra e una di ferro di grandi dimensioni (mt. 2 x 2,5 ca ); numerosi chiodi di varie dimensioni, usati per il fasciame; due fibbie e una piccola sfera di piombo, probabilmente usata come scandaglio; alcuni colli di anfore. Ma si dice che un gran numero di anfore e altro materiale, portato alla luce da una violenta mareggiata, sia stato asportato abusivamente.
Altri importanti reperti sono stati nel 2001 sequestrati dalla Guardia di Finanza di Porto Ulisse. Un’anfora vinaria e numerose monete di bronzo puniche databili dal 336 al 300. a.C., coniate nella Sicilia Occidentale: si rilevano una testa di Gora coronata di spighe e un cavallo corrente (Mini, 457-60).
Recenti scavi (inizi 2003) nella necropoli di Punta Castellazzo hanno portato alla luce una fossa comune e 9 sepolcri di varie dimensioni scavati nel calcare tenero con sagoma umana. A giudizio dell’archeologo G. Di Stefano che ha diretto gli scavi, sono del periodo bizantino o altomedievale.
Il relitto “riscoperto” in questi giorni dal sub Tonino Giunta e segnalato all’Archeologo G. Di Stefano, che lo ha datato al periodo bizantino, come l’altro recentemente scoperto a Caucana, è invero quello già rinvenuto nel 1994 da M. Buggea, come lo stesso mi ha confermato e, ha comunicato alla Soprintendente Basile. Nella mostra sulla nave bizantina “Ippos”, fatta al Centro Studi di Ispica nell’anno passato, sono state esposte le foto di questo relitto ed è stato proiettalo il filmato fatto dai sub ragusani in presenza della Dott. Archeologa Basile. Ultimamente (24 -7-2003) i1 nucleo sommozzatori dei Carabinieri di Messina ha portato in superficie un’ancora in ferro che, secondo lo studio più autorevole sulle ancore antiche, fatto dall’ Archeologo scopritore della Nave Ippos, Gerald Kapitan (I.J.N.A.,1984), per la sua caratteristica forma, è databile al periodo bizantino, lo stesso della nave Ippos. Nei pressi i sub iblei avevano scoperto e fotografato altre tre ancore, appartenenti ve-rosimilmente ad altri relitti; infatti, dalle foto da loro scattate, mi sembrano diverse e più antiche; un altro relitto si trova 150 mt. a destra e un’ancora in pietra 500 mt. a sinistra ca. La presenza di questi numerosi relitti si spiega col fatto che la navigazione antica si svolgeva sottocosta e in queste secche dette di Circe, le navi facilmente si incagliavano, specie quando venivano sbattute da tempeste.


L'IMMAGINARIO
Periodico del Centro di
Cultura per l'Educazione
Permanente - UNLA

Direttore:
Antonino Lauretta

Direttora Responsabile:
Maria Teresa Giannì

Progetto Grafico:
Carlo Soldatini

Hanno Collaborato:
Giuseppina Franzò
Pina Trigilia
Gianni Monaco
Ilenia Poidomani
Lara Lauretta
Giorgio Poidomani
Chiara Ciranda
Melchiorre Trigilia

Elaborazione foto digitali:
Luca Lauretta

Coordinamento Editoriale:
Eispeghen Coop - srl

Stampa:
Grafic Design - Ispica (RG)

chiuso in tipografia il
13/08/2003

I collaboratori hanno piena libertà di espressione, pertanto le loro opinioni non necessariamente rispecchiano quelle del Centro di Cultura.