Noto, caccia all'oro nero: Si ricomincia a trivellare, ma oggi fra molti dubbi negativiPrecedenti

NOTO - Torna la ricerca di petrolio in territorio netino. Speranza e circospezione, oltre al consueto riserbo, circondano l'inizio delle nuove operazioni. Alla ribalta sono le contrade Bufalefi e San Paolo del vasto territorio netino. Sono contrade nelle quali la Sarcis, la società Eni-Regione, ha già eseguito trivellazioni dall'esito incerto, almeno per la cronaca, ha chiuso i pozzi trivellati, ha rinviato tutto in attesa di tempi nuovi. Ora si ricomincia, in virtù di proroghe di vecchi permessi e di nuove concessioni rilasciate dalla Regione. Ma sempre con aria di mistero. L'assessore alle Finanze del Comune di Noto dice di non sapere gran che dell'ultimo bonifico eseguito dalla Sarcis nella tesoreria comunale. Alla fine, gratta gratta, piccoli pezzi di verità vengono fuori. Ebbene, sì. Si ricomincia a bucare il terreno, a cercare oro nero e gas. E si ricomincia a temere.
I tempi sono cambiati rispetto a qualche decina d'anni fa. Ora Noto è entrata nel Patrimonio dell'Unesco. Ma non certo per il petrolio, bensì per il barocco. Si è elaborato un piano di gestione del barocco. Si punta sul turismo di qualità. Anche se non ci sono ancora adeguate infrastrutture (collegamenti viari e ferroviari, per cominciare) nè, tanto meno, strutture ricettive.
La via dello sviluppo comunque è quella. Potrà un eventuale rinvenimento di greggio interferire con il nuovo modello di sviluppo? E, in tal caso, fino a che punto? in che misura?
Qualcuno ricorda l'ormai lontano periodo degli anni settanta, quando la Isab voleva costruire a Vendicari la raffineria che poi finì per costruire a Priolo. Ma qualcun altro eccepisce che le due situazioni sono diverse. Allora si trattava di una ipotesi di costruzione sulla costa, con progetti di impianti che avrebbero prodotto emissioni in atmosfera e scarichi in acqua. E quella ipotesi, per fortuna, venne scongiurata. Ora si tratta di trivellazioni in terreni lontani dalla costa. E lontani anche dal barocco. Non dovrebbero derivarne interferenze dannose.

Intanto il Comune incassa le sue royalty. In silenzio. Un altro aspetto è sottolineato dai più prudenti. In queste zone le ricerche di greggio non hanno mai avuto gran che di fortuna. A fine anni settanta fu Montedison a eseguire trivellazioni alle porte di Avola, dalla parte di Siracusa, in un terreno sul ciglio della strada statale 115. Ma le ricerche non ebbero buon esito. Si chiuse tutto e si sbaraccò. Poi scoppiò la febbre del bacino Vega. Nel 1987 entrò in esercizio la piattaforma omonima, ancora oggi operante nel bacino sottomarino al largo di Donnalucata. Si sperò in una produzione di circa 60 mila barili al giorno. Ma quella speranza rimase sempre tale. Oggi la produzione della piattaforma Vega non supera i tremila e 700 barili al giorno. A bordo vi operano appena tredici addetti. E il futuro è scarno di promesse. Quel bacino ha, fra l'altro, una caratteristica: non è un giacimento ma una concrezione di greggio tra le fessure del calcare. Per la estrazione occorre lanciare un getto di gasolio caldo e vapore ad alta pressione, e poi separare il greggio dall'acqua. Alti costi e bassa resa. Qui la situazione può essere diversa. Oggi le tecnologie di ricerca e di estrazione sono più sofisticate. Si opera in terraferma, a costi più bassi e con minori difficoltà. La partita è tutta da scoprire.

Salvatore Maiorca
Fonte: LaSicilia.it il 19-11-2003 - Categoria: Cronaca

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Beh che la partita sia da scoprire ho i miei dubbi. Anzi è anche troppo scoperta. Soltanto un'opinione pubblica distratta e indifferente, come quella del nostro territorio, può permettere tali delitti ambientali. Non abbiamo ancora capito che noi, abitanti del meridione e, in particolare della zona sud della sicilia, costituiamo solamente dei gonzi da illudere con la chimera dello sviluppo industriale. Fino adesso, mi pare, ne abbiamo pagato solamente il prezzo. I benefici ed i vantaggi sono finiti sempre nelle tasche di qualcun altro. A chi ha giovato un'industrializzazione come quella di Priolo e viciniori? Dove, dopo avere sfruttato il business della chimica, ci ritroviamo il mare inquinato, un'altissima incidenza di tumori, e una disoccupazione di ritorno difficile da gestire su un territorio disastrato dalle infrastrutture industriali in disuso? A chi giovano le raffinerie di Gela, dove si è riusciti a creare una generazione di nuova mafia, grazie al popolamento selvaggio e incontrollato del paesino (una volta)? A chi servono le innumerevoli discariche abusive che i carabinieri scoprono quasi ogni giorno nei territori del nostro comune e non solo? A chi serve tenere un impianto di acquacoltura che scarica in mare chissa cosa, senza tenere in conto di avere danneggiato irrimediabilmente la costa Marzamemi Portopalo, già compromessa pure dagli scarichi fognari dei pachinesi, per colpa di un depuratore che pare non vuole mai funzionare? E adesso vogliono tornare a scavare nelle zone di Bufalefi, che se pur appartenenti al comune di Noto, sulla carta, di fatto sono frutto del sudore e del lavoro dei pachinesi, i quali hanno creato una delle migliori zone di produzione, DOC, del nero d'avola. Ma si, passiamo dal nero del vino al nero dell'inquinamento, cerchiamo il petriolo, se non lo troviamo pazienza, ma se lo troviamo, allegri, vi piazziamo delle belle trivelle, inquiniamo mezzo mondo, ma noi ci guadagniamo, e chi se ne frega delle persone. Chissà cosa pensano tutti i parlamentaroni dei nostri collegi del senato e dei deputati. A parole vogliono lo sviluppo del turismo locale, lo sviluppo dei prodotti di qualità nell'agricoltura e nella pesca, il risanamento ambientale e la creazione di infrastrutture compatibili con l'ambiente. Nei fatti consentono tutti questi misfatti, dagli inquinamenti continui e ripetuti delle zone industriali, alla creazione di fantomatiche centrali eoliche sui pantani della marza, alla trivellazione dei bei terreni di Bufalefi e di San Paolo. Il concetto è sempre quello, loro tentano sempre, prima o poi ci fottono. Ma noi non dobbiamo abbassare la guardia e utilizzare le nostre capacità di fare pressione per modificare questi comportamenti. salutoni a tutti. T.B.
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P.S. voglio segnalarvi che sul sito www.ipachinesi.it è attiva l'area BloG dove discutere di questi e altri argomenti.