Non sono loro i killer: Assolti Felice Monaco e Gianluca Runza

Assolti, perchè non c'è alcuna certezza probatoria che Felice Monaco e Gianluca Runza siano stati i killer del benzinaio di Pachino Serafino Corvo. La clamorosa sentenza è stata pronunciata nella giornata di ieri dai giudici della quarta sezione della Corte d'Assise di Appello di Catania (presidente, Antonio Sorbello; a latere, Romano Carrozza). Felice Monaco e Gianluca Runza, che in primo grado dai giudici della Corte d'Assise di Siracusa erano stati riconosciuti colpevoli e condannati ciascuno a ventisei anni di reclusione, sono stati immediatamente scarcerati.

In carcere erano stati rinchiusi nel mese di novembre del 1999, a seguito di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari Stefania Scarlata, richiesta nei loro confronti dal pubblico ministero Angela Pietroiusti dopo che le due ex conviventi di Runza e Monaco li avevano accusati di essere stati gli autori della rapina a mano armata culminata con l'uccisione del malcapitato Serafino Corvo, avvenuta la sera del 24 gennaio 1999, presso il distributore dell'«Ip» di viale Indipendenza. Le due ex conviventi, abbandonate dai due pachinesi che si erano nel frattempo legati sentimentalmente con altre donne, per gelosia e per ripicca, avevano lanciato le pesanti accuse contro Runza e Monaco, sostenendo che non erano da considerare fondati gli alibi da ciascuno addotti a fronte dei sospetti coltivati dagli inquirenti sul loro conto in relazione all'uccisione del benzinaio. Poi, in sede di dibattimento, le due ex conviventi avevano ritrattato le accuse e spiegato i motivi per i quali avevano additato Runza e Monaco quali esecutori della rapina-omicidio.

Ma la ritrattazione non era stata creduta, anche perchè, secondo la pubblica accusa, il ravvedimento delle due donne era da ricercare nell'illusione di una ripresa della convivenza con i due imputati che, dal carcere, avevano scritto delle lettere concilianti alle loro principali accusatrice. Pur protestandosi innocenti e nonostante avessero esibito alibi in ordine ai loro movimenti di quella domenica sera del 24 gennaio 1999, sia Runza che Monaco venivano riconosciuti colpevoli e condannati ciascuno a ventisei anni di reclusione ed al risarcimento dei danni in favore dei congiunti del povero Serafino Corvo, freddato con un colpo di fucile malgrado avesse consegnato i soldi che aveva nelle tasche e intimato al suo dipendente di dare ai due centauri-rapinatori il denaro riposto nella borsa.

Contro la condanna era stato proposto appello da parte dell'avvocato Giuseppe Sena, che in primo grado ha assistito entrambi i pachinesi, mentre nel processo d'appello è stato affiancato, limitatamente alla posizione di Felice Monaco, dall'avvocato-parlamentare Enzo Trantino. Ma la sorpresa più grossa è arrivata dallo scranno del Procuratore Generale, Francesco Toscano, che, nel corso della requisitoria, dopo aver messo in risalto tutte le incongruenze nel quadro probatorio, ha chiesto alla Corte di voler assolvere Felice Monaco e Gianluca Runza, per non aver commesso il fatto.

Una richiesta alla quale si sono associati i difensori dei due imputati e che poi è stata accolta integralmente dalla Corte, con esultanza di Monaco e Runza e dei rispettivi congiunti per la fine di un incubo che si protraeva da quel mese di novembre di tre anni fa.
Fonte: LaSicilia.it il 25-10-2002 - Categoria: Cronaca

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