«Non rinunciate al marchio Igp»

«Non rinunciate al marchio Igp» PACHINO - Il dibattito circa la possibilità di rinunciare al marchio Igp relativo al pomodorino di Pachino, scelta negativa per altro già attuata dalla maggior parte dei produttori che non hanno margini di guadagno tali da compensare i costi aggiuntivi che i protocolli di produzione e commercializzazione richiedono, trova voci concordanti nei settori produttivi ma anche voci discordanti. Ad essere assolutamente contrario a tale ipotesi è Silvio Santacroce, giovane avvocato pachinese e membro dello studio legale associato KPMG International che cura la consulenza legale dell'agenzia Asca per la sicurezza alimentare. Silvio Santacroce, che per altro ha fatto parte anche dello staff che si è occupato della ristrutturazione del gruppo Parmalat, è stato nei giorni scorsi relatore in un convegno sulla sicurezza alimentare insieme al prof. Giorgio Calabrese membro dell'Efsa cioè dell'autority per la sicurezza alimentare europea e presidente dell'Asca, trattando il tema del rischio alimentare e delle tecnologie di valutazione in azienda occupandosi anche dell'autocontrollo nelle produzioni primarie. “L'Asca, -ha affermato Silvio Santacroce- certifica con il marchio “Sicilia Agricoltura”. Produrre secondo i disciplinari di qualità, aderire ai protocolli volontari di produzione igienica ma anche di rintracciabilità certificata del prodotto di filiera è di fondamentale importanza per adeguare l'agricoltura agli standard comunitari, ed anzi gli agricoltori dovrebbero accelerare i tempi nell'adeguarsi agli standard di produzione imposti dalle direttive comunitarie”.

Rinunciare ai marchi di qualità quali ad esempio l'Igp sarebbe dunque un passo decisamente all'indietro per la competizione in un settore dove la Comunità Europea chiede degli sforzi ulteriori. Appare per certi versi paradossale quindi che alcuni imprenditori pensino a rinunciare all'Igp quando invece l'Europa chiede uno sforzo maggiore nell'armonizzare ed uniformare la legislazione degli stati aderenti, cosa possibile solo seguendo i protocolli ed i disciplinari di qualità. Fermamente contrario alla rinuncia dell'Igp è anche Salvatore Chiaramida, direttore del consorzio di tutela che ha affermato: “Non sono assolutamente d'accordo con la proposta di rinuncia del marchio. Pensare di fare a meno di questo riconoscimento è inaccettabile. L'unica strada percorribile se si vuole salvare l'economia pachinese è al contrario il rafforzamento e il potenziamento di questo prestigioso marchio di qualità ottenuto dopo anni di lotte e di sacrifici”. Il problema di fondo dello scarso sfruttamento dell'Igp sembra legato alla vasta estensione del territorio e dunque alla quantità di prodotto immessa sul mercato oltre che al fatto che i produttori non vendono pomodorino solo con il marchio Igp ma anche privi di marchio.

Sa.Mar.
Fonte: LaSicilia.it il 28-02-2006 - Categoria: Economia

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