Nel verde della riserva di Vendicari, la preziosa testimonianza di una chiesa bizantina.

Nel verde della riserva di Vendicari, la preziosa testimonianza di una chiesa bizantina. La spiaggia di finissima sabbia chiara, chiusa entro due digradanti costoni rocciosi, s’immerge, piano, nel verdeazzurro dell’acqua cristallina che mostra il fondo corrugato dalle onde. La pelle cerca refrigerio sotto l’ immenso lenzuolo di seta animato solamente da placide e larghe ondulazioni. Sulla battigia, poche presenze, così da avere la sensazione di sentirsi soli e liberi di togliersi un’ ultimo indumento ed affidare alla sola acqua salata ogni copertura. Si nuota senza fragore, quasi per non mutare il perfetto equilibrio della natura; ci si spinge presso le rocce, sagomate dal continuo sciabordio delle onde, per scrutarvi la vita sul fondo e accorgersi che questa sembra avere subìto una stasi persino entro le cavità più buie, dove l’acqua si tinge d’ indaco. Sulla battigia, stanno a seccare al sole le posidonie avviluppate alle curiose egagropile pelose. Non ci credereste ma stiamo parlando ancora della nostra incantevole Sicilia, di Vendicari e più precisamente di Cala Mosche dove si giunge dopo avere lasciano il proprio mezzo di trasporto nel parcheggio custodito, provvisto di docce, ed aver percorso un sentiero naturale per un buona mezz’ora.

Vendicari è stata miracolosamente risparmiata dal dilagante abusivismo edilizio delle seconde case al mare che hanno già devastato centinaia di chilometri delle nostre bellissime coste ed altre ne attentano. La riserva naturale orientata, gestita dalle guardie forestali, ha consentito anche la salvaguardia ambientale e la naturale permanenza di molte specie animali stanziali oltre alla sosta di uccelli migratori. La vegetazione ha qualcosa di fantastico. Proprio a Cala Mosche, sulla sabbia, si trovano residui di viticci inselvatichiti che producono succosi chicchi d’uva. Tra la sabbia rovente si fa strada, ed emerge austero, un endemico giglio bianchissimo mentre achillee e ciuffi di palme nane ornano le rocce strapiombanti con arbusti contorti di fichi e pale di fichidindia. Gli ulivi si sono lasciati inselvatichire dagli olivastri e formano, con i carrubi, cupole ombrose presso cui sostare lungo i sentieri.

All’interno della riserva oltre alla natura selvaggia (da osservare dai capanni) vi è qualcos’altro che ci piacerebbe divenisse di più larga conoscenza così da coniugare il godimento corporeo del contatto con la natura con quello mentale dato dalla cultura.

Il tratto costiero della riserva naturalistica di Vendicari ha il limite, a nord, con il sito di Eloro e a sud si estende sino a Marzamemi. Entro questo ampio territorio, la cui profondità segue, grossomodo, la linea della strada statale, si trovano estesi pantani, alimentati dalle maree, e tra questi una penisoletta calcarea parallela alla linea di costa e distante circa trecento metri. Si tratta dell’area che era occupata, nel periodo bizantino (tra il sesto e l’ottavo secolo d.C.) da una città dal nome incerto, come incerto ed oscuro è il periodo cui appartiene, e che chiamiamo per brevità espositiva Cittadella dei Maccari. L’abitato di Cittadella non aveva un sistema di difesa provvisto di mura perimetrali, come se non avesse da temere attacchi esterni, ed è stato quasi interamente distrutto da cause ignote. Il suo totale sfacelo si deve attribuire soprattutto alle modestissime tecniche costruttive e alla povertà delle costruzioni civili. La stessa povertà delle case la si è potuta riscontrare all’interno delle catacombe (numerose e visitabili) prive di corredi tombali considerevoli.

Se modesti erano gli edifici di abitazione lo stesso non può dirsi per quelli di culto che erano realizzati con un certo impegno costruttivo. Della maggior parte di essi non rimangono che pochi avanzi ma tutt’ora esiste una straordinaria testimonianza che può essere visitata: la chiesa bizantina detta la “Trigona”. Un’ apposita segnaletica ne indica il percorso sino a destinazione.

Si tratta di una costruzione a pianta centrale, quadrata, che in origine aveva tre ampie absidi semicilindriche che si sviluppavano di fronte e ai due lati dell’ingresso principale. Altre due piccole aperture, ad arco, danno accesso dalle pareti laterali. La copertura dell’ambiente centrale è a cupola: dai quattro angoli del quadrato si aprono altrettanti pennacchi che frazionano la base in un ottagono su cui si sviluppa, in alzato, la volta semisferica realizzata per successivi cerchi con conci di pietra a piccoli blocchi sagomati. L’esterno della copertura è ancora in buone condizioni statiche grazie al rivestimento realizzato con l’impiego di sottili strati di una speciale malta arricchita con cocciopesto. Di grande equilibrio compositivo è l’insieme della fabbrica alla quale potrebbe mancare, per completezza stilistica, la parte antistante dell’esonartece e la decorazione interna che si presume a fresco come le coeve chiese di San Nicolò di Castiglione e Nunziata di Mascali oltre alla serie di quelle rupestri sparse per i monti Iblei. La chiesa tricora, denominata “la Trigona” (dal nome di una nota e nobile famiglie siciliana presente ancora nel territorio netino e che avrà avuto in proprietà il territorio entro cui ricade la chiesa) fu inglobata, agli inizi del secolo scorso, entro le strutture di una masseria rurale e mutilata di una delle absidi per rettificare uno dei nuovi vani. Un lungo muro di protezione cinge tutta la masseria delimitando un ampio cortile e la parte retrostante la chiesa destinata all’orto. Fuori dal limite del muro è un susseguirsi di macchie arboree che celano presenze di ulteriori resti della città e le vicine catacombe disposte a piccoli gruppi per una vasta area.

Gaspare Mannoia

E’ chiaro che si tratta di edifici in stato di completo abbandono, ormai da diversi decenni, con gli interni scoperchiati, muri abbattuti, erbacce invasive, assenza di infissi.

Il pavimento della chiesa è stato rivoltato violentemente forse alla ricerca di un’eventuale cripta. Eppure L’archeologo Paolo Orsi, agli inizi del secolo scorso, auspicava già necessari interventi di restauro e diede una esaustiva descrizione dell’edificio come se ancora fosse del tutto integro. Non riferì di alcuna costruzione a ridosso del monumento. Dai rilievi che fece eseguire dai suoi assistenti non si nota la menomazione dell’abside di sinistra, segno che il danno dovette essere posteriore a quella autorevole visita con la quale lo studioso si augurava che sul monumento si intervenisse al più presto. Non lo si è fatto. Oggi, il visitatore poco attento potrebbe non cogliere subito la preziosità della costruzione bizantina e scambiarla, addirittura, per la parte più vecchia del un caseggiato anch’esso, ormai, del tutto malandato. Ma si può star certi che, nonostante tutto, basterebbe un assennato intervento di restauro per riportare all’antico splendore la preziosa testimonianza tangibile di un periodo storico della Sicilia sul quale c’è ancora molto da sapere.

G. M.
Fonte: Gaspare Mannoia il 17-07-2004 - Categoria: Cultura e spettacolo

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Vi presento il sito della quarta chiesa della (http://xoomer.virgilio.it/pachinopromontorio/cittadella/vendicari/)

San Salvatore,San Lorenzo e San Pietro sono le tre "trigone" chiese di origine romanico-bizantina presenti nel nostro territorio. La prima,(la trigona) qui descritta dal collega Mannoia e di sicura derivazione Romanico-bizantina; la seconda (San Lorenzo)giace nelle fondamenta della masseria feudo di San Lorenzo; la terza rilevata dal Filippo Garofano nel suo piccolo libro(che è stato pubblicato integralmente in un apposito sito),che pare venne completamente distrutta e che doveva essere molto probabilmente ubicata nelle fondamenta della casa in campagna del Senatore Luigi Caruso Verso in contrada "Triona" fondo San Pietro. A queste chiese( Trigone) si deve aggiungere un'altra chiesa, documentata sempre dal Senatore Paolo Orsi, che è sita nella lingua di terra che formava la incerta e poverissima "Cittadella" vera e propria.
E' una chiesa a tre navate con abside semicircolare. Tutto questo materiale lo trovate in questo sito.www.pachinoglobale.com
le parole chiavi per la ricerca sono: Trigona,filippo Garofalo, cripta di San lorenzo e Cittadella Vendicari. Come sempre cordiali saluti e buona lettura.Spiros

P.S.
Mi permetto di avanzare l'ipotesi che è stata la famiglia netina a prendere il nome da queste antichissime chiese. Le quali hanno la caratteristica pianta trilobata. Uno e trino: TRIGONA di derivazione cristiano-bizantina.