Naufragio del Natale 1996 un cronista citato dal Pm

Naufragio del Natale 1996 un cronista citato dal Pm Il processo sul tragico naufragio del Natale 1996, andrà avanti soltanto nei confronti del pachistano Ahmed Sheik Turab, nazionalizzato maltese, difeso dall'avvocato Giuseppe Cristiano. Della reintroduzione del comandante della motonave «Yohan» Joussef El Hallal, disposta con propria determinazione dalla Corte d'Assise di Appello di Catania dopo aver accolto l'impugnazione della Procura della Repubblica di Siracusa avversa alla decisione della Corte d'Assise aretusea (presidente, Romualdo Benanti; a latere, Giuseppe Artino Innaria) che lo aveva estromesso dal processo per difetto di giurisdizione, non se n'è fatto alcun cenno nel corso dell'udienza tenutasi ieri mattina. Una udienza che è stata di brevissima durata perchè il Pubblico Ministero Paola Vallario, nel prendere atto delle difficoltà di rintracciare i testimoni che sfuggirono alla morte quella notte di Natale del 1996, ha comunicato di rinunciare alle loro deposizioni. Lo stesso rappresentante della Procura della Repubblica ha però chiesto alla Corte di ammettere la citazione degli ispettori di polizia maltese Antonello Grech e Mario Spiteri e dell'inviato del quotidiano «La Repubblica», Giovanni Maria Bellu, nonchè di autorizzare l'acquisizione nel fascicolo processuale della deposione rilasciata anni fa da Giovanni Damiano Frisullo, presidente dell'Associazione «Senza confini». La Corte si è riservata e in ogni caso comunicherà la propria decisione alla prossima udienza del 27 aprile prossimo. Assai interessante per l'esito del processo a carico di Turab è il verbale redatto dagli ispettori della Polizia di Malta, Grech e Spiteri i quali, a seguito della richiesta di accertamenti avanzata dalla polizia greca sul conto di Eftixios Zerbudikas che aveva precedenti per traffico di hashish.

I due investigatori maltesi risposero alla missiva comunicando che lo stesso cittadino greco di cui si chiedevano informazioni, unitamente al connazionale Dionisios Augeniras e al cittadino maltese Marcel Barbara, si era imbarcato su una piccola imbarcazione di metri 18,30 di lunghezza e di metri 4,27 di larghezza, verniciata di bianco con una striscia sottile in tinta azzurra, e recante sulla fiancata il numero F 17, per fare l'incontro ad una motonave al largo di Malta. Su quella stessa barca, presumibilmente quella poi colata a picco e adagiatasi nei fondali a 19 miglia dalla costa di Portopalo, avrebbe dovuto imbarcarsi anche l'imputato Turab, noto a Malta con l'appellativo di «mister Toni», il quale, invece, stando all'esito degli accertamenti effettuati dai due poliziotti, all'ultimo momentò rinunciò perchè era venuto a conoscenza che da lì a poche ore sarebbero peggiorate le condizioni atmosferiche. Tuttavia, Turab si tenne in stretto contatto con la motonave, presumibilmente la «Yohan», fino alle ore 17 del 25 dicembre 1996. I poliziotti accertarono, infatti, che Turab inviò via telegrafo numerosi messaggi alla motonave sulla quale erano stati imbarcati 160 immigrati. In quella stessa nota di risposta alla richiesta informazioni della polizia greca, i due ispettori maltesi scrissero che l'imbarcazione F 17» non fece mai più rientro a Malta.

Pino Guastella
Fonte: LaSicilia.it il 14-04-2005 - Categoria: Cronaca

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