«ll sindaco sarà sfiduciato»

«ll sindaco sarà sfiduciato» PACHINO - "La sfiducia al sindaco andrà in porto". Parola di Salvatore Blundo, presidente del consiglio comunale ed esponente di punta del movimento Rinascita. "Al punto in cui siamo arrivati non c'è più alcun margine di rientro. Il sindaco verrà sfiduciato - dichiara Blundo - ed è quello a cui gli otto consiglieri della cosiddetta ex maggioranza stanno lavorando". Non ha alcun dubbio, dunque, il massimo rappresentante del civico consesso. "Il gruppo che sosteneva Campisi ha raggiunto un accordo, al quale hanno aderito tutti gli otto consiglieri. Si arriverà a presentare la mozione di sfiducia. - aggiunge Blundo - Chiediamo scusa ai cittadini per questa nuova situazione di instabilità politico-istituzionale ma ci siamo resi conto di aver sbagliato puntando su Campisi e portandolo alla massima carica cittadina". Parole di fuoco quelle del presidente del consiglio comunale che rigetta le accuse del primo cittadino, il quale nei giorni scorsi aveva parlato di "ricatto politico" ai suoi danni. "Se non sottostare alle sue decisioni sempre e comunque - sottolinea il presidente del consiglio comunale - vuol dire ricattare, va bene. In otto mesi di amministrazione Campisi sono successe tante, troppe cose che ci hanno portato a rompere politicamente con il primo cittadino. Mi sento di dire che la sfiducia sarà votata certamente da 13 consiglieri comunali, probabilmente si arriverà a 16". Parole che sembrano certificare, in anticipo, la conclusione della sindacatura Campisi. Da sinistra, intanto, arrivano critiche ai Democratici di sinistra.

"Le dimissioni degli assessori e la crisi dell'amministrazione comunale confermano che la strategia dei Ds di entrare in giunta nonostante i risultati elettorali, era sbagliata sin dall'inizio". Ad affermarlo è Salvatore Gibilisco, ex capogruppo dei Ds durante l'amministrazione Adamo e da qualche tempo piuttosto critico con il partito di Borgh e compagni. "Era sbagliato entrare in amministrazione, - ha spiegato Gibilisco - perché non c'era un progetto politico chiaro e ben definito. La candidatura ideale, e l'unica possibile, era quella perseguita inizialmente con Corrado Ruscica, mentre l'adesione alla coalizione di Campisi non aveva futuro". Gibilisco poi punta il dito verso la dirigenza del partito che decise l'adesione all'amministrazione Campisi, individuando nell'allora segretario politico, Salvatore Borgh, l'assessore da designare. "La segreteria dovrebbe avere il coraggio di trarre le conclusioni di quanto avvenuto e dimettersi in blocco dalla direzione del partito, - ha continuato Gibilisco - poiché dopo anni in cui si è lavorato alla ricostruzione non è possibile adottare strategie suicide". Gibilisco inoltre vede incongruenze nella direzione politica dei Ds locali anche nell'abbandono della Ignaccolo, trasmigrata nel Mpa. "Pina Ignaccolo è solo una dei tanti che è dovuta andare via, - ha concluso Gibilisco - ed è necessario che in un partito di sinistra si faccia una politica di sinistra. Invece si va con coalizioni che prendono decisioni strampalate anche riguardo al cimitero, mostrando quasi di non avere rispetto per i propri morti".

SALVATORE MARZIANO
Fonte: LaSicilia.it il 20-04-2007 - Categoria: Politica

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Mi dispiace per te, ma devo respingere le tue scuse.
La sfiducia del sindaco significherebbe elezioni anticipate ed elezioni anticipate vuol dire instabilità, cercare soldi che non ci sono, affossare ancora di più Pachino.
Delle vostre beghe personali io e i cittadini di Pachino non sappiamo che farcene ! E quindi neanche delle vostre scuse! Ricordatevene prima di firmare il documento definitivo !
Anche se Rinascita è stato il gruppo più votato nelle ultime elezioni, dovrà anch'essa tirare le conclusioni, come tutti i partiti che sanno solo usare parole di parte e -di fatto!- se ne fregano dei problemi di Pachino, perché ritornare alle urne vuopl dire fermare tutto, quello sbagliato ma anche quello che si stava muovendo giusto.
Nella situazione in cui ci troviamo, è solo criminale parlare di sfiducia. Attuarla significherebbe rendersi complici di un crimine, anche se non perseguibile penalmente.
Se si hanno delle discordanze anche di carattere, bisogna saper trovare il modo per poter dialogare e giungere ad una conclusione positiva.
Smettetela di dare la colpa ai sindaci o solo a loro !
E' da quando sono a Pachino (29 anni) che si è in crisi politica perché sono i "partitici" che non sanno fare politica!
Rinascita è nata per essere una spina nel fiano ai partiti parolai e calcolatori. E' diventata un partito come gli altri perchè usa lo stesso linguaggio, gli stessi metodi, le stesse misure di riferimento e così via.
Praticamente ha tradito il suo mandato originario e quindi non ha più senso di esistere perchè con Rimascita o senza tutto va come prima e peggio di prima.
Mi dispiace perché al loro interno ci siete delle persone capaci e amiche, ma il problema non sta nelle persone ma nel sistema partitico che non fa vedere al di là del proprio naso.
Spero comunque che le parole di Saklvatore Blundo non vadano in porto o dovremo dire a gran voce: "Abbasso i partiti e i partitici di Pachino!", a prescindere dalle colpe più o meno vere del sindaco Campisi !
Non abbiamo alcun dubbio che la sfiducia andrà in porto...

Infatti, la cosa che Vi compatta tutti... è Vi accomuna, come un solo uomo, è quando c'è da demolire qualcuno, quando c'è d'ammazzare politicamente, ma è successo anche fisicamente, qualche sindaco, o delegittimare il mandato che i cittadini hanno affidato, attraverso libere elezioni al Sindaco scelto non dai cittadini, badate bene, ma da loro votato su indicazione della coalizione e dunque dai partiti e dalle liste civiche com'è il caso ultimo che riguarda il Dott. Giuseppe Campisi...

Ma anche l'elezione di Barone è avvenuta nello stesso modo...E andando indietro fino ad arrivare al Signor Preziosi, che se non errò fu il primo cittadino eletto a sindaco con questo sistema...

Anche se, su questo concetto, di libertà del voto, mi sorgono molti dubbi...

Se la coalizione dei partiti e delle liste civiche, com'è nel nostro caso, è fatta di uomini che cambiano idea, dopo pochi mesi, questo è dovuto...alla poca serietà che ha chi governa questo partito...

(E mi risalta alla mente come un lampo le dimissioni di Sebastano Mallia da coordinatore...Un fatto che ho interpretato a modo mio...Ma per ora non lo espongo...)

Partito,lista civica,che evidentemente non ha chiaro e netto qual'è il percorso politico che si deve compiere... e dove vuole andare a parare...

Oppure stringe accordi in un modo superficiale non ponderando bene quali sono gli accordi..
O meglio si fà l'accordo sulle linee generali, nascondendo di fatto quelle che sono le vere ragioni e gli obiettivi che questi partiti..che poi sono sempre materializzati non in una pluralità di soggetti ma in pochi elementi che hanno un programma da mostrare in pubblico ed uno da presentare il giorno dopo l'elezione del dato sindaco che viene eletto...

In questo contesto allora si può parlare di veri e propri doppi programmi...Uno alla faccia della gente e uno personale e cotangente ( parlo di matematica)

Questo stato di cose alla fine configura un insieme di soggetti assolutamente inaffidabili politicamente...

Pertanto come ho scritto in un mio post nel mio blog blog che poi, per un errore materiale, ho cancellato, dove scrivevo e dicevo che visto che da otto mesi a questa parte questa coalizione, questa amministrazione, questa maggioranza che qualcuno vorrebbe ma di fatto per contrappasso diventerà cangiante come un camaleonte, non è riuscita a fare nulla di rilievo, sarebbe il caso, se si è in buona fede, che tutti coloro che hanno partecipato all'ennesimo banchetto sulle spalle della comunità pachinese decidessero unitariamente di restituire gli stipendi che hanno percepito fino ad ora...

Sarebbe un bel gesto egregio signor Blundo per farsi perdonare dai cittadini a cui ora Lei chiede scusa...Per l'ennesimo errore che Lei ha ammesso di aver commesso...

La stessa cosa, naturalmente, vale per gli altri...

Per quanto rigiuarda le questioni esposte dal Salvatore Gibilisco alla stampa non può che trovarmi completamente daccordo con quello che Lui espone e dice in questo articolo...

Una cosa per il giornalista Sam Marziano...Il partito non è di Borgh perchè non gli e lo ha lasciato suo nonno in eredità...

Ritengo queste etichette che sono spesso sinonimo di degenerazione politica un appel dispreggiativo della politica in quanto tale...annullando di fatto i grandi sforzi di taluni che per la politica di partito farebbero la qualunque cosa ..tanto ci credono...
Lo ritengo un linguaggio poco adatto e offensivo sopratutto nei riguardi degli iscritti e degli attivisti, ma sopratutto del neoeletto segretario...
E se fosse vero all'attirbuzione del senso del possesso del partito e si fosse veramente democratici e no liotru di turno a lamentarsi con la stampa...Evidentemente essere individuai come uomini forti riempie d'orgoglio e non di indignazione democratica gli interessati..

Infine ho molti dubbi sul fatto che ci sia una sostanziale linea di continuità fra la gestione aziendale del bORGH, si fà per dire, è quella che verrà portata avanti dal neo eletto Nino Pernicone...
Io penso che cambiano sostanzialmente gli assi di riferimento e le maggioranze interne...

Iocredo che Pernicone porterà avanti una linea politica completamente diversa, parlo a livello locale, su come sono state gestite le cose fino a d oggi in quel partito...

Qui siamo praticamente in un contesto diverso dove sostanzialmente la linea da imprenditorl tecnica e scientifica e culturale subirà una deviazione verso il consociativismo e il familismo applicato nel delicato contesto della divisione dei poteri tra ammistriazione e gestione e quella politica....
Dunque ci troveremo ad avere altri referenti dove ancora più marcata sarà la componente familistico-amministrativa dove prevale la compnente femminile... E a dettare la linea non sarà, dunque, il segretario: ma direttamente sua figlia e sua moglie che se non erro è un alto dirigente del comune di Pachino...
Una perfetta simbiosi che si è verificata in altri contesti e partiti e che finalmente si è impossessata anche dei Ds...
Vai con la certrifuga....temperatura per capi delicati...mi raccomando...

Quando dicono che le donne non contano....

Una mia analisi senza offesa...Ma è quello che si vive...e che da qui scorgo..gorgo...

Non ho capito i riferimenti cimiteriali...comunque va bene lo stesso...

Dal cozzo di "Salta Lucia"....Spiros





A proposito di scuse..
Scusatemi, ma delle vicende poitiche di pachino non ci capisco più niente o quasi... un'amministrazione da 50 e passa assessori.. gente che un giorno fa l'assessore all'agricoltura e il giorno dopo guida la protesta in piazza degli agricoltori.. liste civiche che spuntano come funghi.. partiti che nel migliore dei casi prendono il 5-10 % ( e FI alle politiche aveva qualcosa come il 40%)... assessori che due giorni dopo le elezioni passano da una lista ad un'altra.. progetti politici che un giorno non sono di centro-sinistra e che il giorno dopo lo sono.. noti e stimati politici che un giorno sono dei ds e il giorno dopo dell'mpa.. delicate cariche istituzionali (difensore civico) promesse come posti di sotto-governo e senza guardare i cv.. dimissioni in blocco di assessori si, sfiducia forse...

Ho saltato molti punti e puntini, ma la sostanza della mia osservazione non cambia.. io non ci capisco più niente.. e lo dico da semplice osservatore visto che alle scorse elezioni non ho volutamente nemmeno votato.. qualcuno, a ragione, potrebbe dirmi: colpa tua e di quelli come te che non si sporcano le mani. Ok, ma non liquidate la questione così. Se, come comprensibile, non volete o non riuscite ad affrontare le ragioni "strutturali" (la scarsa cultura civica dei pachinesi, le nuove leggi che fanno credere a qualcuno che le istituzioni siano centri di collocamento, la crisi delle ideologie, ecc..) di quella che, parafrasando gullotta, potrebbe essere definite "crisi politica perenne vitanaturaldurante", diteci almeno chiaramente cosa sta succedendo. Gli articoli che da lontano leggiamo su pachinogobale sono pieni di "dico e non dico" che fanno pensare che sotto sotto c'è sempre qualcos'altro... ecco, visto che il cronista di turno non può esprimersi più di tanto (deve pur campare anche lui!!).. spero che qualche protagonista delle ultime vicende o qualche attento conoscitore (o forse sarebbe meglio dire "interprete"?) mi illumini.

Ringraziando sin da adesso, vi saluto

Emanuele G.
Non ritengo di dover rispondere in toto alla reazione di S. Mallia alla mia rabbia per l'ennesima crisi politica nel comune di Pachino, ma vorrei solo puntualizzare alcuni passaggi:

1)- Se mio figlio sta morendo ed io -invece di fare di tutto per salvarlo- mi fermo a litigare con un mio parente per un torto che ritengo io abbia ricevuto (lasciandolo morire), moralmente sto facendo un torto grave a mio figlio (addirittura un crimine, anche se non riconosciuto) perché avrei dovuto prima salvarlo e poi fare il resto.
La situazione socio-politica e finanziaria di Pachino si trova ad un bivio. E, a "prescindere" dai torti dell'uno o degli altri, non è ammissibile che ci possano essere altre elezioni anticipate perchè Pachino rischia di non farcela e di andare in bancarotta !
E, di fronte a questa realtà, offendersi perché si usano parole sicuramente dure al fine di sottolineare l'assurdità di ciò che sta ancora una volta succedendo, secondo me, vuol dire non percepire la gravità di cui si sta parlando.

2) Sebastiano sa bene come io sia stato legato a Rinascita, per cui me la prendo soprattutto con essa: 1°, perché volevo rispondere a Salvatore Blundo che è di Rinascita: 2°, perché questo gruppo politico mi sta deludendo in maniera forte.

3) Sia nella lettera "incriminata" che in altri interventi, la mia polemica si riferisce in maniera chiara a tutti i partiti, sia di destra che di sinistra nonché di centro. E, come ho spiegato precedentemente, mentre Rinascita inizialmente è nata per essere un punto di riferimento politico alternativo, pian piano si è fatta interamente condizionare dai partiti, assumendo stessi toni, stesso linguaggio, stesse prospettive, stesse priorità,. stesse misurazioni e così via.

4) Io è da 15 anni che sono presidente dell'Apac e credo di aver dimostrato, in questi anni, il mio senso democratico e il mio modo collegiale di lavorare.
Se però i partiti -invece di essere luoghi di progettazione e di democrazia- diventano strumenti di freno amministrativo oltre che centri di potere, vuol dire che debbono cambiare il loro modo di essere o non sono più i "partiti" che aveva previsto e voluto la Costituzione.
E, siccome la stabilità politica è necessaria se non si vuole distruggere una collettività, un sindaco decisionista ma volenteroso (seppur con tutti i limiti e i rischi che ciò possa avere e secondo le norme vigenti) forse è da preferire ad uno che si mette agli ordini di gruppi che mai si mettono d'accordo tra di loro, per cui un giorno dicono una cosa, un altro giorno altre cose, un giorno vanno d'accordo con Caio e l'indomani con Tizio.

5) Potrei continuare con altri punti, ma preferisco fermarmi qui sia perché volevo sottolineare come la mia posizione non sia rivolta contro a persone ma a metodi e a priorità che -in nome di una politica per me inaccettabile- vengono attuati e anche perché il silenzio del sindaco non mi consente di capire la sua vera posizione e le ragioni che lo stanno spingendo a non accettare ciò che potrebbe sembrare ovvio.
Cordiali saluti
Scrivo nella mia qualità di "criminale", nella nuova accezione che ne ha dato il prof. Gullotta.

Prima di lasciare la politica attiva precisai che, con questo, non avrei mancato di difendere Rinascita ed i suoi componenti dagli attacchi ingiusti che essi avrebbero subito.

Eccomi dunque, costretto dall'impeto ("no, non ti scuso!") e dai toni di Gullotta a dover prendere la parola per denunciare il suo sconfortante qualunquismo.

Perchè è qualunquismo per definizione dire peste e corna di Rinascita (ma chissà perchè non citi mai altri partiti, Nino), per poi uscirsene affermando che vuoi comunque "prescindere dalle colpe più o meno vere del sindaco Campisi".

Ma che razza di giudizio è quello che "prescinde" dalla valutazione delle responsabilità di tutti e di ciascuno, soffermandosi in modo impietoso (ed intransigente: "no, non ti scuso!") solo su quelle di qualcun altro che, però, ha il buon senso e l'umiltà di riconoscerle.

Lo so io che giudizio è, prof. Gullotta: un pre-giudizio, basato sul letteralismo e sul fondamentalismo con il quale interpreti il sistema istituzionale, i poteri del Sindaco, il ruolo, il compito e le responsabilità dei consiglieri comunali.

Ma proprio nel senso letteralistico e giuridicistico (così come formatosi nella tua mente ed in quella di tanti altri), la tua interpretazione era (ed è) completamente sbagliata.

E, non sono io a dirlo (sai, sono di parte) e neanche un tribunale di provincia qualsiasi: è la Corte Costituzionale che, con l'ordinanza n. 305 dell'11-12/7/2000, il cui dispositivo troverai per intero a questo link del sito della Consulta:

http://www.cortecostituzionale.it/ita/attivitacorte/pronunceemassime/pronunce/schedaDec.asp?Comando=RIC&bVar=true&TrmD=sindaco|consiglio|collaborazione|comunale&TrmDF=&TrmDD=&TrmM=&iPagEl=1&iPag=13

Per comodità tua e di chi legge ti riporto solo i passaggi essenziali, precisando che il giudizio di legittimità costituzionale espresso dalla Corte riguarda proprio la legge in vigore per l'elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale in Sicilia (la n. 15 settembre 1997, n. 35):

"La Costituzione, difatti, non impone al legislatore, per quanto attiene alla forma di governo dell'ente locale, la scelta fra modelli astrattamente predefiniti e rigidi nella loro tipicità, bensì gli consente, nell'esercizio della sua discrezionalità, di scegliere forme e strumenti articolati di distribuzione fra i diversi organi del comune della funzione di governo dell'ente locale, onde il principio della elezione diretta del sindaco non comporta necessariamente un rapporto di rigida separazione con il consiglio comunale, bensì è compatibile, secondo la discrezionalità del legislatore, con la previsione che intercorra con il predetto organo rappresentativo un rapporto di coesa collaborazione e di ininterrotto coordinamento;

(...) non può comunque dirsi in contrasto con il principio che la sovranità appartiene al popolo la previsione che il consiglio comunale, mediante voto di sfiducia, possa far cessare dalla carica il sindaco direttamente eletto, quando, alla approvazione della relativa mozione, consegue non solo la rimozione del sindaco, bensì anche lo scioglimento del consiglio comunale ed il ricorso ad una nuova consultazione popolare, che ristabilisca le forme della necessaria collaborazione fra i due organi di governo del comune".

Come noterai leggendo l'ordinanza, la Consulta non fa neanche questione di tempi (nove mesi o quattro anni); con buona pace tua e di tanti altri, quindi, è proprio la "legalità" alla quale sempre vi appellate (interpretata al massimo grado della conformità costituzionale) ad affermare che, una volta eletto, il Sindaco non può fare quello che vuole, agire, fare e disfare, come vorresti tu, "a prescindere". Ma deve sforzarsi anche lui -"necessariamente"- di "collaborare": un verbo che -curiosa coincidenza- ha la stessa radice della parola "collegialità".

Ma si sà che la "collegialità" va bene quando si cercano i voti: poi, diventa un optional.

Così, però, non è: il voto si è espresso anche per i consiglieri, che hanno la responsabilità di vigilare e controllare l'operato dell'Amministrazione e del Sindaco. Sono meno legittimati di lui di prendere le loro scelte?

Tornando a noi, caro Nino, chi ti dice che non siano stati consumati tutti i passaggi, tutte le opportunità, tutti i tentativi di dialogare, di discutere, di trovare punti d'incontro? ne sai quanto (e forse un po' di meno) di me.

Un punto è certo (anche se tu "prescindi"): il Sindaco ha detto di voler aprire il dialogo con l'opposizione, dopo che qualcuno l'aveva invitato a ricostruire un ponte con la sua ex maggioranza; più chiusura di dialogo di così!

Nè sembra sconfinferarti più di tanto che il Primo Cittadino subordini la -legittima- nomina di una nuova Giunta alla presentazione della mozione di sfiducia: cosa ti dice questo, in quanto cittadino che ha il diritto ad essere amministrato (qui si che ci vuole!) "a prescindere"?

T'invito, quindi, a rivedere i tuoi toni e le tue parole.

Altrimenti sarai costretto, appartenendo io (con fierezza e con i rischi che, di questi tempi, la cosa comporta) al gruppo di Rinascita, a trarne le dovute conclusioni: espellermi dall'Associazione Pachinese Anticrimine, in quanto "criminale", anche se nella buona compagnia del Presidente e dei Giudici della Corte Costituzionale!

Cordialità,
Sebastiano Mallia
dice "La sfiducia del sindaco significherebbe elezioni anticipate ed elezioni anticipate vuol dire instabilità, cercare soldi che non ci sono, affossare ancora di più Pachino."
ma più instabilità dell'attualità non ve ne può essere.
soldi non ce ne sono e quelli che si possono trovare non si vogliono trovare (vedi ruoli idrici)

dice "Delle vostre beghe personali io e i cittadini di Pachino non sappiamo che farcene ! E quindi neanche delle vostre scuse! Ricordatevene prima di firmare il documento definitivo !"
e quali sono le beghe personali ? qualcuno può forse accusare qualcun'altro di beghe personali, ma 6 assessori non si dimettono contemporaneamente per una bega personale. Non credo esistano esempi analoghi nel resto d'italia. Certo non è qualcosa di cui vantarsi, ma sicuramente alla base della decisione non ci sono sicuramente beghe personali.

dice "Anche se Rinascita è stato il gruppo più votato nelle ultime elezioni, dovrà anch'essa tirare le conclusioni, come tutti i partiti che sanno solo usare parole di parte e -di fatto!- se ne fregano dei problemi di Pachino, perché ritornare alle urne vuopl dire fermare tutto, quello sbagliato ma anche quello che si stava muovendo giusto."
ribadisco, ma cosa si stava muovendo giusto ?
certamente non posso essere accusato di essere un tifoso di rinascita, ma in questa vicenda politica, rinascita, come tutto il centrosinistra, ha mostrato un volto responsabile e preoccupato per Pachino.

dice"Nella situazione in cui ci troviamo, è solo criminale parlare di sfiducia. Attuarla significherebbe rendersi complici di un crimine, anche se non perseguibile penalmente."
ma non dovrebbe essere un crimine andarsi a cercare immediatamente una maggioranza alternativa, di centrodestra per un sindaco eletto nel centrosinistra ?
questo si, mi sembra un crimine, politicamente parlando direi.
Il documento che si è chiesto al sindaco per condividerne il contenuto era di apertura, di cercare il dialogo, di chiedere più coinvolgimento, di volere, insomma, lavorare di più.
Anche nelle dimissioni si è detto, in maniera più decisa certamente, le stesse cose, con l'intento di mettere in piedi un meccanismo democratico e rispettoso delle componenti di una maggioranza che non voleva fare solamente da spettatrice. La risposta, inaccettabile, in consiglio comunale è stata di volere cercare maggioranze alternative. Si è rifiutato di volere interloquire con i segretari dei partiti, rivendicando una contrattazione solamente con i singoli consiglieri, da chiamare, a suo dire, uno alla volta. Richiesta che è stata, giustamente, rifiutata. Si è cercata una collegialità politica nell'amministrazione, se ne doveva seguire una uguale anche nella gestione della crisi, mi sembra ovvio.

dice"Smettetela di dare la colpa ai sindaci o solo a loro !E' da quando sono a Pachino (29 anni) che si è in crisi politica perché sono i "partitici" che non sanno fare politica!"
il problema è che a Pachino i partitici non sanno fare politica, e va bene, ma allora chi dovrebbe farla ? chi sta solamente a guardare un paese che si autodistrugge ?
Su questo argomento ammetto di essere più che sensibile ma è inaccettabile questo continuo qualunquismo. Pachino ha dimostrato di essere un territorio per battitori liberi, per avventurieri della politica, per esponenti della società civile e chi più ne ha più ne metta.
Se i partitici come me falliscono, prego, la porta è aperta, si facciano avanti i sostituti.
Nessuno impedirà loro di esprimere le proprie capacità e competenze.
Ma sono piuttosto scettico che si trovino, in questo modo, le soluzioni. Qualcuno afferma che la politica è una scienza, quasi esatta. Probabilmente è vero, e quindi bisogna studiare per farla bene.
io dico che, forse, dobbiamo studiare tutti un pò di più.
Ma non diamo come al solito la colpa ai partiti e ai loro militanti, in questo modo si cercano soltanto delle autoassoluzioni.
Turi Borgh
Il link da me riportato conduce alla prima sentenza della Consulta: problemi, presumo, di php o di linguaggio tecnico.
L'ordinanza da me citata, come detto, è invece del 2000.
Eccola qui, para para:

N. 305 ORDINANZA 11-19 LUGLIO 2000

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Cesare MIRABELLI; Giudici: Francesco GUIZZI, Fernando SANTOSUOSSO, Massimo VARI, Cesare RUPERTO, Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY, Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria FLICK;
ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 2 della legge della Regione Siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per l'elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale), promossi con ordinanze emesse il 12 novembre 1999 (n. 2 ordinanze), il 25 gennaio (n. 3 ordinanze) e il 22 febbraio 2000 dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, rispettivamente iscritte ai nn. 751 e 752 del registro ordinanze 1999 ed ai nn. 196, 197, 198 e 254 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 4, 19, 21, prima serie speciale, dell'anno 2000.

Visti gli atti di costituzione di Gaetano Cancemi e di Vito Manuele, nonché gli atti di intervento della Regione Siciliana;

Udito nell'udienza pubblica del 20 giugno 2000 il giudice relatore Piero Alberto Capotosti;

Uditi gli avvocati Andrea Scuderi per Gaetano Cancemi, Sergio Agrifoglio per Vito Manuele e l'Avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per la Regione Siciliana.

Ritenuto che il Tribunale amministrativo per la Sicilia - sezione staccata di Catania - prima sezione - nel corso di diversi procedimenti instaurati per l'annullamento delle deliberazioni dei consigli comunali di sei comuni della Sicilia recanti approvazione della mozione di sfiducia nei confronti dei sindaci in carica, con sei ordinanze del 12 novembre 1999, 25 gennaio e 22 febbraio 2000, di contenuto pressoché identico, ha sollevato questione di costituzionalità dell'art. 10, comma 2, della legge della Regione Siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per l'elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale) per contrasto con gli articoli 1, 48 e 97 della Costituzione;

che la norma impugnata, ad avviso dei giudici rimettenti, stabilendo che l'approvazione della mozione di sfiducia da parte del consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica del sindaco direttamente eletto dal corpo elettorale comunale, violerebbe il principio della sovranità popolare, poiché, all'interno del sistema elettorale vigente nella Regione Siciliana, nel quale l'elettore - secondo il meccanismo del voto c.d. disgiunto - ha facoltà di attribuire il voto anche ad un candidato sindaco non collegato alla lista da lui prescelta, si verrebbe a creare un rapporto diretto fra il corpo elettorale ed il sindaco, che proprio la mozione di sfiducia altererebbe ingiustificatamente;

che la disposizione impugnata, secondo il Tar per la Sicilia, contrasterebbe anche con l'art. 97 della Costituzione, consentendo che la mozione di sfiducia venga utilizzata quale strumento di condizionamento nei confronti dell'esecutivo, con ripercussioni negative sul "valore della stabilità delle istituzioni pubbliche", secondo il quale "il patto tra corpo elettorale ed organi eletti" deve esplicarsi nei tempi prefissati, "senza interruzioni che si ripercuotono in termini di inefficienza e deresponsabilizzazione dei soggetti investiti da cariche pubbliche";

che, sempre secondo il giudice a quo, la disciplina contestata neanche potrebbe trovare fondamento nella legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l'autonomia statutaria delle Regioni), dato che, in quest'ultima, a differenza che in quella impugnata, l'istituto della sfiducia consiliare al Presidente della Regione sarebbe connesso ad un sistema elettorale nel quale l'elettore "opera una scelta nella lista dei candidati da eleggere al Consiglio, che deve coincidere con la scelta del Presidente della Giunta alla cui carica è eletto il capolista", creandosi così un "necessario collegamento" fra i due organi, che "deve permanere durante la legislatura e può essere superato soltanto attraverso una nuova consultazione elettorale originata dalla mozione di sfiducia";

che in quattro dei sei giudizi di costituzionalità è intervenuto il Presidente della Regione Siciliana, difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito l'inammissibilità della questione in quanto la scelta dello strumento di controllo sull'operato del sindaco ha carattere politico, e, come tale, è riservata alla discrezionalità del legislatore, mentre, nel merito, ne ha dedotto l'infondatezza, rilevando che la relazione fiduciaria fra il sindaco ed il consiglio comunale trova "il suo fondamento nella corretta attuazione di quegli indirizzi che il consiglio ha approvato all'inizio del mandato e che hanno la base nel programma che gli elettori stessi hanno avallato eleggendo un particolare sindaco";

che, secondo la difesa regionale, il meccanismo del voto disgiunto "comporta proprio la possibilità che vi sia in consiglio una maggioranza contrapposta al sindaco, come anche che vi sia una situazione di equilibrio fra consiglieri eletti in altre liste", con la conseguenza che il sindaco "dovrà assicurarsi la governabilità in consiglio proprio perché gli elettori non gliela hanno garantita con il sistema del voto disgiunto", e che l'art. 97 della Costituzione non sarebbe violato, in quanto detta disposizione non è riferibile al comune come ente politico, e comunque la mozione di sfiducia sarebbe rivolta "a sanzionare la mancata attuazione degli indirizzi politici in base ai quali gli elettori hanno eletto il sindaco";

che, ad avviso della difesa regionale, nel vigente sistema elettorale siciliano sindaco e consiglio comunale costituiscono "interdipendente espressione di sovranità popolare", con la conseguenza che, in caso d'incompatibilità insuperabile fra i due organi, l'esigenza fondamentale della governabilità viene assicurata sia dallo strumento delle dimissioni del sindaco, sia da quello della sfiducia consiliare, con conseguente ricorso a nuove elezioni;

che si è costituito in giudizio Vito Manuele, ricorrente in uno dei giudizi principali quale sindaco del comune di Leonforte, ricordando che la attuale disciplina regionale consente la rimozione del sindaco ad opera del consiglio comunale "escludendo la necessità di motivazione alcuna", senza possibilità di sindacato giurisdizionale e quindi con violazione, a suo avviso, degli articoli 1, 24, 48, 97 e 113 della Costituzione;

che si è altresì costituito Gaetano Cancemi, ricorrente in uno dei giudizi principali quale sindaco del comune di Avola, svolgendo argomentazioni a favore dell'accoglimento della questione di costituzionalità.

Considerato che il Tribunale amministrativo per la Sicilia - sezione staccata di Catania - prima sezione, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 2, della legge della Regione Siciliana n. 35 del 1997, perché ritiene contrastante con il principio della sovranità popolare e del buon andamento della pubblica amministrazione la previsione che la approvazione di una mozione di sfiducia da parte del consiglio comunale comporti la cessazione dalla carica del sindaco direttamente eletto dal corpo elettorale comunale;

che l'identità della disposizione oggetto della questione di legittimità costituzionale e delle norme costituzionali invocate come parametro, nonché la sostanziale coincidenza delle argomentazioni svolte nelle ordinanze di rimessione, rendono opportuna la trattazione congiunta dei giudizi;

che l'articolo 1 della Costituzione non può dirsi violato dalla norma impugnata in quanto detta disposizione costituzionale, nel prevedere che la sovranità appartiene al popolo, ne dispone l'esercizio nelle forme e nei limiti della Costituzione, cosicché da essa nulla può direttamente desumersi "in ordine alla concreta disciplina delle situazioni giuridiche a favore o a carico dei singoli soggetti" (sentenza n. 109 del 1968);

che la Costituzione, difatti, non impone al legislatore, per quanto attiene alla forma di governo dell'ente locale, la scelta fra modelli astrattamente predefiniti e rigidi nella loro tipicità, bensì gli consente, nell'esercizio della sua discrezionalità, di scegliere forme e strumenti articolati di distribuzione fra i diversi organi del comune della funzione di governo dell'ente locale, onde il principio della elezione diretta del sindaco non comporta necessariamente un rapporto di rigida separazione con il consiglio comunale, bensì è compatibile, secondo la discrezionalità del legislatore, con la previsione che intercorra con il predetto organo rappresentativo un rapporto di coesa collaborazione e di ininterrotto coordinamento;

che non può comunque dirsi in contrasto con il principio che la sovranità appartiene al popolo la previsione che il consiglio comunale, mediante voto di sfiducia, possa far cessare dalla carica il sindaco direttamente eletto, quando, alla approvazione della relativa mozione, consegue non solo la rimozione del sindaco, bensì anche lo scioglimento del consiglio comunale ed il ricorso ad una nuova consultazione popolare, che ristabilisca le forme della necessaria collaborazione fra i due organi di governo del comune;

che la compatibilità di tale procedimento con i principi costituzionali relativi alla forma di governo delle autonomie locali può trovare anche conferma -restando impregiudicata ogni questione relativa ai rapporti tra legislazione ordinaria e norme costituzionali sopravvenute - nella legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, la quale, modificando gli articoli 121, 122, 123 e 126 della Costituzione, ha stabilito, per quanto attiene ai rapporti fra gli organi della Regione, che qualora il Presidente sia eletto a suffragio diretto dal corpo elettorale regionale, l'istituto della sfiducia consiliare non è precluso, ma alla espressione della sfiducia consegue lo scioglimento del consiglio regionale (art. 126, quarto comma, della Costituzione);

che la disposizione impugnata neppure viola l'art. 97 della Costituzione, non soltanto perché in un sistema nel quale è consentito il voto disgiunto "la governabilità dell'ente locale non è assunta come un valore assoluto" (sentenza n. 107 del 1996), ma anche perché detta previsione non può essere riferita ai rapporti fra gli organi di governo del comune, i quali assumono, relativamente all'ambito proprio dell'ente locale, valenza intrinsecamente politica e quindi non possono essere valutati alla luce di un principio che si riferisce invece all'attività dell'amministrazione, che si svolge "senza distinzione di parti politiche, al fine del perseguimento delle finalità pubbliche obbiettivate dall'ordinamento" (sentenza n. 453 del 1990);

che infine la censura di costituzionalità della norma impugnata formulata dal Tribunale in riferimento all'art. 48 della Costituzione è priva di qualsiasi pur minima motivazione.
per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE
Riuniti i giudizi;
Dichiara la manifesta infondatezza della questione di costituzionalità dell'art. 10, comma 2, della legge della Regione Siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per l'elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale) sollevata, in riferimento agli articoli 1, 48 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia con le ordinanze indicate in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 luglio 2000.

Il Presidente: Mirabelli
Il redattore: Capotosti
Il cancelliere: Di Paola
Depositata in cancelleria il 19 luglio 2000.
Il direttore della cancelleria: Di Paola