"La Chiesa Madre", opera postuma

Pachino si è stretta ancora una volta attorno al suo cronista storico, il giornalista Corrado Arangio, in occasione della presentazione del libro postumo dedicato da Corrado a «La Chiesa madre di Pachino». La pubblicazione dell'opera è stata voluta dalla moglie del giornalista scomparso, la signora Dorella, in occasione di una cerimonia organizzata dalla Fidapa, presieduta da Rita Belfiore Cammisuli. Relatori sono stati il preside Corrado Dipietro, che ha curato anche la correzione ortografica del testo, la docente dell'università di Catania Sarah Zappulla Muscarà e il poeta Corrado Di Pietro. Presenti, fra gli altri, i sindaci di Pachino, Sebastiano Barone, e di Portopalo, Fernando Cammisuli. «Ho ritenuto opportuno far conoscere l'opera di Corrado - ha dichiarato Bono in un comunicato - affinché l'opera postuma dello storico venga apprezzata e diffusa quale atto di amore per la città». Di fronte ad un folto e attento pubblico, ha aperto la cerimonia il preside Dipietro, che si è soffermato soprattutto sulla figura dell'autore. «Un giornalista - ha affermato - che aveva anche tutte le caratteristiche dello storico ed è riuscito a regalare ai pachinesi, spesso dalla memoria corta, un libro brillante, leggero ma non fatuo. Un'opera che ebbi tra le mani nella sua prima stesura, quando Corrado Arangio mi chiese di correggerne le bozze, e che inizialmente accolsi con scetticismo. Mi dovetti ricredere ben presto, soprattutto per le parti dedicate a monsignor Sultano e a monsignor Spiraglia».

Le opere postume che Arangio potrebbe regalare alla sua città sono numerose: un album fotografico, un libro sul vecchio municipio ed uno sull'autonomia di Portopalo, oltre alle infinite risorse dell'archivio del giornalista pachinese, una fonte di cui difficilmente si riuscirà a capire la organizzazione e struttura anche perché era la sua stessa figura ad essere un archivio vivente. La Zappulla Muscarà si è soffermata sull'amore che Arangio nutriva per la sua città, in particolare per Marzamemi. «La sua opera - ha affermato la docente - è il frutto del piacere di raccontare la storia locale che si fonde strettamente con il giornalismo, cioè con il gusto di inseguire la notizia, di penetrarla e conseguentemente divulgarla». Arangio aveva un paese da raccontare, e lo faceva giornalmente dai microfoni della sua radio, ma anche attraverso i suoi libri. Aveva infatti già pubblicato un volume dal titolo «Saverio Ciavola», e poi «Marzamemi, Marina di Pachino», e ancora «Ingiurie di Pachino».
Il poeta Corrado Di Pietro, da parte sua, si è soffermato sulla struttura dell'opera e su alcuni documenti riportati nel libro che sono passi di storia pachinese.

Salvatore Marziano
Fonte: LaSicilia.it/0512 il 06-12-2004 - Categoria: Cultura e spettacolo

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Memoria corta: cercasi, correttore di bozze.



Mi sembra di sentire, ancora ora, lo schiocco di un sonoro ceffone che un signore prese in pieno viso, in piazza Vittorio Emanuele, area passeggio degli intellettuali, nella primavera del 1988.C'erano state da pochi giorni le elezioni e la RASS emanava dalle sue sentite antenne locali,i giudizi sugli eletti di quella campagna elettorale che aveva conferito al P.C.I. 6 consiglieri. La Rass, con ripetitore posto alla Carabulla per coprire anche Portopalo, giornalmente, fra una notizia ed un commento salace emanava come una sentenza giurisprudenziale la seguente pubblicità: "il cibo e il tuo tocca sana o la tua rovina se ti vuoi salvare da sicuri e probabili problemi alimentari" rivolgiti....", studio del medico, tal dei tali che riceve nel suo ambulatorio di Portopalo in alcuni determinati giorni della settimana ecc.. ecc....ecc.... La pubblicità alla professione medica era vietata, ma nella repubblica dell'isola dei famosi tutto era consentito in quei lontani e oramai passati tempi che nel bagliore del contrastante faro di cozzo Spadaro si confondono con le rughe e le arzigogolate pieghe della pelle che assume sempre più una nuova e discutibile conformazione e configurazione d'annata andata.Era stato il nostro Gigetto, si fà per dire, locale che rosso come un peperone d'annata si era scagliato con veeemenza inaudita contro questo aiutante e colonnello del generale Corrado.Il gigetto in verità aveva torto a commettere un palese ed inaudito reato che hai tempi d'oggi avrebbe avuto sicure e probabili ripercussioni legali. Ora siccome non si usa lo schiaffo ma l'invettiva e il chiacchericcio da cortile nelle incantate e bellissime stanze del nuovo polivalente di Pachino, dove, pare, che il passa tempo privileggiato, dalla sua segreteria, sia quello di criticare e sparlare chi liberamente scrive quello che pensa: e bene che il nostro correttore faccia un severo richiamo alla memoria per non incorrere nuovamente in questa dolorosa disavventura.....correttore avvisato.......


Cordiali e mirabili saluti, Spiros