Invece che a Lampedusa eccoli a Portopalo

PORTOPALO - Quando sono sbarcati avevano il volto stanco ma sorridente. Chissà se gli hanno raccontato la solita storiella: quella che li avrebbero portati direttamente in Svizzera o addirittura in Germania. Che con quei 2.000 dollari «tutto compreso» avrebbero trovato al porto anche i parenti pronti ad accoglierli. Ma al porto di Portopalo dove è arrivato l'ultimo carico di disperati c'erano soltanto divise. Ok, non sorridono più: forse hanno capito. Il loro sogno di Europa forse è già finito. L'emergenza in Sicilia no. A Portopalo la scorsa notte qualche minuto prima delle 23 sono arrivati più di centocinquanta, forse 200 a bordo di un barcone di dodici metri. Tanti, tantissimi uomini stipati nel solito guscio di legno galleggiante, carico all'inverosimile, ma anche donne e bambini di cui uno di appena 5 mesi. Sono africani, forse arrivano dal Senegal. In 4 sono stati fermati, forse sono gli scafisti. Da Lampedusa lo avevano detto: «Il tempo è buono, c'è aria di altri sbarchi». Ma questa volta gli scafisti hanno scelto una rotta diversa, puntando la Sicilia sud-orientale, piuttosto che sul pattugliatissimo specchio di mare antistante l'isola delle Pelagie.

Ma gli è andata male anche questa volta, visto che sulla propria strada hanno incrociato le motovedette della Guardia di Finanza. Il barcone è stato dunque agganciato e condotto fino al porto di Portopalo. Appena sbarcati sono scattate le visite mediche di controllo. I medici hanno verificato le condizioni fisiche generali. Intanto si è cercata una sistemazione, il pallone tensostatico di Pachino, per consentire agli immigrati di trascorrere la notte. La loro prima notte europea. Chissà come la immaginavano. Anzi, la immaginavano a far festa con parenti ed amici, del resto per quei 2.000 dollari hanno venduto tutto quello che avevano. Ma sulla banchina del porto di Portopalo c'erano anche tanti volontari. Questa è una terra nella quale c'è ancora la solidarietà, una terra nella quale i panettieri, se sanno che c'è uno sbarco, aprono i loro forni per dare cibo ai nuovi ospiti.
Fonte: LaSicilia.it il 23-06-2003 - Categoria: Cronaca

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