Il castello aprirà ai turisti

PORTOPALO - Tutto è pronto per la gara d'appalto relativa ai lavori di restauro del castello dell'isola di Capo Passero. Il progetto vede impegnati il Comune, la Sovrintendenza e la Provincia regionale, nell'ambito del pit Ecomuseo del Mediterraneo. La conferma che l'iter per la gara d'appalto sia arrivato alle battute conclusive è stata data all'amministrazione comunale portopalese dal project manager del pit Francesco Troiano. Soddisfazione è stata espressa dal Comune di Portopalo. «La definizione del restauro del castello fortezza dell'isola - si legge in una nota ufficiale dell'amministrazione comunale - è un fatto importante che conferma l'attivismo di questa giunta e della coalizione tutta». Il castello, a lavori ultimati, sarà fruibile al pubblico, diventando un punto di riferimento per la zona da un punto di vista storico e culturale. La struttura fu eretta agli inizi del XIV secolo, durante il dominio degli Aragonesi in Sicilia. L'edificio era preesistente. Lo schema a fortezza fu voluto dall'imperatore Carlo V, con l'obiettivo di avvistare le navi dei pirati saraceni che infestavano allora il Mediterraneo e per difendere l'area sud-orientale siciliana dalle loro incursioni. Il castello ha una pianta quadrata e si trova nel punto più alto dell'isola di Capo Passero, a ventidue metri sopra il livello del mare. Nel 1526 la Fortezza fu distrutta da un cruento attacco dal famoso pirata Dragùt per poi essere riedificata dalla Città di Noto. L' accesso alla fortezza, il cui ingresso è rivolto verso oriente, era regolato da un ponte levatoio.

Entrando, si accede subito ad un ampio cortile con un pozzo al centro. Su una balconata si legge la seguente epigrafe: Melius est india urgere qua commiseratione deplorare 1701 (che dovrebbe significare: «Meglio sbrigarsi, agire, darsi da fare, che deplorare con commiserazione gli eventi stando a guardare, rassegnandosi». Accanto all'epigrafe si trova una cappella, o almeno ciò che ormai ne rimane, all'interno della quale sono ancora visibili i resti della tomba, ormai vuota e profanata da tempo, di un capitano spagnolo, ivi sepolto nel 1631. Attraverso una scala di pietra si giunge sugli spalti da dove si ammirano panorami stupendi. Il Faro occupa uno dei quattro angoli degli spalti. All'angolo adiacente si riconosce un antico posto d'osservazione. Forse proprio da qui, nel lontano 11 agosto 1718, fu possibile seguire il drammatico epilogo della grande battaglia navale che vide la flotta inglese comandata dall'ammiraglio Binghs inseguire, distruggere e catturare in queste acque le ventisei navi della flotta «Angiovina» del vice-ammiraglio Castagneto. Sul discorso della fruizione del castello, da garantire in tempi ragionevolmente brevi, in più d'una circostanza è intervenuto il geologo Alberto Rabito che considera decisiva per il rilancio della zona la disponibilità di questa struttura per i turisti.

Sergio Taccone
Fonte: LaSicilia.it il 09-10-2004 - Categoria: Cronaca

Lascia il tuo commento
Elemento nodale: Bene.Culturale

La notizia è di quelle importanti. Di quelle che a solo sentirle ti fanno aprire il cuore. Il castello fruibile ai visitatori. Finalmente! dopo i restauri del 1984, allora voluti dalla Regione e sotto l'amministrazione del Sindaco Michele Figura. Quando, allora, vennero presentati il progetto e i suoi lavori: contenevano, anche, una idea di ampia massima su quello che doveva accogliere. Si parlava, allora, del Museo del Mare Mediterraneo e delle sue specie ittiche. Progetto che non è andato mai in porto. La riprova storica è questo annuncio del Dott Francesco Troiano, direttore del PIT 9: “Le procedure per fare la gara di appalto dei lavori di Restauro sono pronti”. L'amministrazione comunale ne trae vantaggio e giovamento di immagine di questa importante novità per Portopalo. La cittadina marinara, finalmente, potrà avere una importantissima struttura a base vera della fruizione dei Beni Culturali locali. Si perchè il tutto si gioca sulla possibilità reale di destinare questo immobile ad una precisa destinazione: che lo rendano vivo e attivo e polarizzatore di un interesse culturale ampio e vero di tutta l’area della terza punta della Sicilia. Per fare questo occorre innanzi tutto esplicitare un “progetto culturale” che coinvolga i soggetti e gli enti locali per governare la destinazione globale e finale del Bene Culturale. Cosa, che fino ad ora non risulta essere stata fatta. A mio avviso, una delle ipotesi meglio accreditate, potrebbe essere “l’idea” per la creazione di una “sezione” del “Museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Che contenesse tutti i reperti terrestri e marini ritrovati nell'ambito del Pachino Promontorio. Nel tentativo reale di rendere fruibile il castello come elemento di attrazione turistica e motore e punto nodale della conoscenza e informazione storica di tutto il Promontorio... In assenza di un progetto si potranno fare tutti i restauri che si vogliono: ma visitare stanze di un castello senza nessuna destinazione, alla fine, sparsa la voce, potrebbe anche non valere la pena di arrivarci. Dunque è essenziale che oltre a questo aspetto progettuale a scala generale e bene che nello stesso tempo ne vengano curati altri. E primo fra tutti: la istituzione di un traghetto a servizio navale capace di trasportare almeno 50 persone. Ma l’ipotesi non scarta a priori l’idea di potere realizzare anche un “ponte” fisso di comunicazione.

Io, il castello, dopo avere guadato a nuoto l'istmo sabbioso a forma di semicerchio, o in barca, l'ho visitato in molte e diverse occasioni: con regolare permesso di transito ; in escursione organizzata con L'Ente Fauna Siciliana, con la guida delle sezioni dell'Ente Fauna di Portopalo e di Pachino. E' stata in questa occasione storica -se vogliamo- che Bruno Ragonese ha preso a cuore il problema della salvaguardia ambientale della Isola di Capo Passero e della istituzione della riserva. Dopo qualche tempo e con l'ausilio di geologi, storici, botanici è stato realizzato un volumetto che ne traccia i connotati geologici morfologici e ambientali e storici che confermano e documentano l'importanza biologica e ambientale e ne hanno veicolato le informazioni per potere insistere per la sua salvaguardia e restauro. Dopo avere raggiunto la costa dell'Isola nelle immediate vicinanze dei fabbricati della tonnara( marfaraggio) dove c'è una discreta balata, dove sono poggiate decine di ancore del pedale e delle camere della tonnara a a mare si diparte un sentiero in mezzo alle palme nane e alle piattaforme di calcare che ne formano la superficie. Percorsi pochi metri si arriva ad un basso pozzetto con abbeveratoio laterale in pietra semidistrutto. In terra disseminate varie pietre calcaree con le formme più variegate. Mentre gli spunzoni delle palme nane cingono come grossi vasi le radure. Salendo si incontra,quasi a metà strada, una struttura completamente diruta: ma visibile nell'impostazione della fondazione. Percorsi gli ultimi metri, prima di arrivare al castello, si trova una costruzione in muratura di un non meglio specificato periodo storico. Per salire nel castello bisogna arrivare alla scala in pietra arenaria,costruita quando il Castello doveva avere delle diverse funzioni e destinazioni e sicuramente libero dal pericolo di incursioni dei pirati di Dragut o di qualche suo luogotenete. La scala, dunque, è postuma al ponte elevatoio mobile che prima era la sola via di accesso a questa enorme struttura quadrata. Disposta sul lato est verso il mare aperto. Si sale sulla scala a forma di “L” rovesciata. La scala permette di raggiungere la porta di ingresso che si poggia su un alta parete che compone la base del castello e disposta a 60 gradi sulla verticale. Le due strutture, inferiore e superiore, sono divise da una mensola perimetrale arrotondata che ne suddivide e scandisce i due corpi grossi di fabbrica. Percorso un tratto archivoltato, sulla destra dipartono le anguste scale, si entra nella corticina del castello. Dove al centro si trova la bocca quadrata di una cisterna d’acqua interrata che era alimentata attraverso canali in cotto dalle rade acque piovane provenienti dall’ampia terrazza. Sulla corte si aprono le porticine dei vari ambienti. La scala arriva al piano superiore e si accede su un balcone che cinge l'intero perimetro della corte: disimpegnando le vari porte che danno su vari locali. La scala conduce, salendo di livello, fino alla terrazza del corpo quadrato del castello. Dove il lato nord-est è occupato dalle “superfetazione” –aggiuntiva e successiva- necessaria per aggregare e formare i locali del faro di posizione dell’isola. Gli altri lati sono liberi sui vari fronti. E una particolare e suggestiva visione della costa ti si apre di fronte se si guarda verso la spiaggia della punta del "collo". E nelle ore pomeridiane quando sull’isola domina il silenzio incantato del frignare lieve e delicato di cicale: una leggera brezza fa vibrare e scuotere le foglie crespe della palma nana e le lucertole festanti inseguono piccole farfalle che in volo radente svolazzano sotto i caldi raggi del sole di Luglio. Dove, dalla terrazza, in profondità sopra il caldo calcare, all’orizzonte, vedi fisicamente l’aria ribollire. Cordiali Saluti
Spiros