I privati rilanciono la struttura della Tonnara

PORTOPALO - La struttura della tonnara di Capo Passero potrebbe tornare ai fasti di un tempo. L'iniziativa è di due privati che puntano a rilanciare un posto che si segnala per l'importanza storica e delle tradizioni locali. Da qualche giorno Riccardo Lombardini e Nino Carpenzano hanno dato l'avvio alla stagione 2003. Obiettivo: destinare questo posto per meeting culturali, visite guidate e con l'intento di offrire servizi per chi vorrà recarsi in quest'angolo all'estremità sud-orientale della provincia di Siracusa. "Siamo convinti - afferma Lombardini - che la struttura della tonnara possa tornare ai fasti di una volta, con un progetto ben mirato e volto ad attrarre anche quella fetta di turismo cosiddetto culturale che apprezza questa zona. Per realizzare questo hai bisogno però di personale qualificato e pronto a garantire livelli elevati. Caratteristiche di cui siamo in possesso".

Nino Carpenzano aggiunge. "La nostra è una sfida che intendiamo vincere e recentemente abbiamo avuto buone referenze da parte di alcuni esponenti di una grande azienda statunitense che si sono recati da queste parti". In un simile contesto questo progetto, che vede impegnate la cooperativa "Capo Sud" e la "Gst", si presenta con le carte in regola per raggiungere l'obiettivo prefissato che è anche quello di rilanciare questi posti. Certo a Portopalo ci si deve confrontare con chi intende la presenza turistica spesso come intrusione e con coloro che mal tollerano, ad esempio, la presenza di camper che "deturperebbero" la veduta ed il panorama a Scalo Mandrie. E' pur vero tuttavia che una certa razionalizzazione dell'area archeologica di Portopalo andrebbe maggiormente cercata. Ma a mancare comunque è la necessaria serenità nel valutare quello che si è fatto e quello che si dovrebbe fare. Ed infine c'è anche la questione del castello di "Carlo V" all'isola di Capo Passero che meriterebbe ben altra considerazione data la storia di questa fortezza ed il punto geografico, situato nella zona "più a sud di Tunisi".

Sergio Taccone
Fonte: LaSicilia.it il 19-07-2003 - Categoria: Economia

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Lettera da Luigi di Belmonte al sottoscritto,Architetto Rosario Spinello.Autorizzazione alla pubblicazione verbalmente concessa. Cosa che è avvenuta 20 minuti fà per via telefonica.

Modica, Cava Gucciardo.24.Febbraio 2003
Caro architetto, è con una certa emozione che mi accingo a rispondere alla sua lettera, cosi carica di potere evocativo che per qualche minuto mi sono sentito di nuovo proiettato sull'isola di Capo Passero assieme a Neria, entrambi con la scopetta in mano, a caccia del nostro mitico coniglio. Lei forse non lo sa quanti conigli io e Neria abbiamo sparato braccio a braccio. Allora i permessi di caccia sull'isola li firmavo io ed io che amavo l'isola della quale fino da allora avevo intuito la perdita in un prossimo futuro che sarebbe stato il contrario di quel magico presente, accettavo che a quelle partite di caccia vi partecipasse solo Neria. Perchè Neria era la Sicilia, quella che mi è rimasta nel cuore e che, di nuovo, è il contrario di quella di oggi. E l'isola allora era selvaggia come un'Amba africana,una scheggia del Corno D'Africa se vuole,calcinata e selvaggia e dolce. Si sentiva il vento che col suo modo di arrivarti da ponente, da greco,o da libeccio era cosi intrusivo che riusciva sempre a zittirti i pensieri.In quelle partite di caccia che cominciavano per norma alle sei del mattino e duravano fino alle dieci io e Neria ci parlavamo a cenni. Un cenno per indicarci il coniglio, un cenno per stabilire chi gli avrebbe sparato, un cenno per aggirarlo, un cenno per chiedere la cartuccia adatta, quella per il grecale, lo scirocco o il ponente. Io e Neria ci facevamo assieme le cartucce nella mia camera nelle case dell'Amministrazione delle Tonnare e di quei momenti io conservo ancora il bilancino e i perni di legno per pressare la polvere nei cartocci e ancora alcune borre per gli spessori del "cartoccio". Gli strumenti semplici dei cacciatori di allora. Lei parla a me di Neria Tavedda. Sarà stato anche suo nonno, ma per me era l'amico di quelle irripetibili ore di caccia quando era ancora tutto vivere e vivere non significava come oggi far finta di vivere. Perchè oggi i conigli non ci sono più, i tonni non ci sono più, i pesci sono imbottiti di mercurio, la mucca è improvvisamente impazzita, il vino e pieno di acidi, lo spazio è inghiottito dal cemento, i meravigliosi muretti siciliani sono stati travolti da un'urbanistica nuova, rozza ed ignorante e la vita è diventata un placebo. Come si può oramai vivere in un mondo cosi pieno di mutilazioni, di artefici? Può il telefonino rimpiazzare la "scopetta coi cani esterni" di Neria?



Cordiali Saluti. Suo, Luigi Bruno di Belmonte