Distrutta la casa del sindaco

PORTOPALO - L'incendio che venerdì sera intorno alle 22,30 ha distrutto una casa rurale di proprietà del sindaco Fernando Cammisuli, alla periferia ovest del centro abitato, ha una matrice dolosa. Sarebbe questa l'unica ipotesi al vaglio degli investigatori. Le fiamme hanno determinato lo scoperchiamento del tetto, compromettendo la tenuta dell'immobile. In una delle due stanze la caduta del tetto ha reso difficoltosi i movimenti da parte delle forze dell'ordine, impegnati ad effettuare i rilievi del caso. Nella mattinata di ieri, dodici ore dopo l'incendio, le macerie si presentavano ancora fumanti. Chi ha agito lo ha fatto dunque con un preciso intento di intimidazione nei confronti del primo cittadino, rieletto l'anno scorso a larga maggioranza alla massima carica comunale. L'attentatore (o gli attentatori, sul numero dei piromani nulla si sa ancora) ha sfruttato il buio per appiccare le fiamme. L'oscurità e la posizione decentrata della casa hanno favorito, una volta appiccato il fuoco, la fuga prima che qualcuno dagli immobili viciniori potesse accorgersi dell'incendio nella piccola abitazione rurale della famiglia Cammisuli. L'ingresso dell'immobile, con due porte in legno, sporge nel retro ed è attorniato da un notevole appezzamento di terreno. Chi ha appiccato le fiamme ha deciso di allontanarsi da questa via di fuga, senza temere di essere notato. Mentre si sviluppava minaccioso, sono stati allertati i vigili del fuoco della compagnia di Noto che si sono recati a Portopalo con due automezzi per spegnere l'incendio. Per le operazioni di messa in sicurezza dell'area i pompieri del distaccamento netino hanno impiegato circa un'ora. Le indagini sono alle battute iniziali.

Per i carabinieri nella serata di venerdì era presente il maresciallo Brundo, comandante della locale stazione dell'Arma, mentre per la polizia ieri si è recato sul posto, per un approfondito sopralluogo, il dottor De Grandi del commissariato di Noto. Quello che emerge da una prima analisi della situazione è la scelta di colpire il sindaco distruggendogli una casa dall'alto valore affettivo più che economico, come lo stesso Cammisuli ha tenuto a precisare ricordando proprio questo aspetto di natura squisitamente familiare. Un particolare da non trascurare è uno: chi ha agito, o commissionato l'atto intimidatorio, sapeva che distruggendo quella casa avrebbe colpito il primo cittadino portopalese nei suoi affetti più cari, ovvero il ricordo dei suoi genitori.
L'attentato incendiario di venerdì segna una prima volta nella storia amministrativa locale: mai era stato preso di mira, in modo così diretto e pesante, un sindaco in carica. La notizia dell'incendio alla casa rurale di Cammisuli ha catalizzato l'attenzione dei cittadini portopalesi, molti dei quali, spontaneamente, ieri hanno espresso una sincera solidarietà al loro sindaco.

sergio taccone
Fonte: LaSicilia.it il 25-09-2005 - Categoria: Cronaca

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