Contrade contese, è scontro

Contrade contese, è scontro PACHINO - È polemica aperta sulla questione territoriale e sulla rivendicazione di alcune contrade appartenenti formalmente al territorio di Noto ma che di fatto, dal punto di vista geografico e dell'uniformità del territorio appartengono al comune di Pachino. Una rivendicazione, quella delle contrade balneari che va da San Lorenzo fino a Marzamemi, da tempo auspicata dalle centinaia di residenti che lamentano carenza di servizi ed eccessiva trascuratezza, ma sempre osteggiata dal comune di Noto. Dopo l'ennesima richiesta territoriale e la formazione di un comitato che agirà anche legalmente per avviare le procedure volte alla rivendicazione del territorio, c'è stata una vera e propria levata di scudi da parte di alcuni consiglieri comunali della città barocca, ed in particolare dei consiglieri Ferlisi, Cannarella e Bianca, decisi a difendere l'ampiezza territoriale della cittadina barocca e conseguentemente gli incassi Ici che affluiscono dalle tasche dei residenti delle contrade a cui non viene fornito il ben che minimo servizio. Alla levata di scudi dei consiglieri comunali netini, ha risposto duramente il presidente del comitato per la rivendicazione del territorio Pasquale Aliffi che ha affermato: “E' troppo tardi, cari signori per piangere sul latte versato. Vi accorgete che esistono quelle terre di nessuno soltanto quando qualcuno tenta giustamente di rivendicarle.

Quando nasce un comitato vuol dire che esiste un malcontento, e del resto mi risulta che anche a Noto Marina sia nato un comitato che lamenta la carenza di servizi. Ciò vuol dire che le varie amministrazioni comunali dimostrano disinteresse per le zone marine che servono solo a conquistare le 5 vele ma per le quali non si pensa ad un minimo di cura, e le contrade rimangono terre di nessuno”. Per Aliffi esistono leggi e normative che regolamentano le questioni territoriali, ed il comitato per la rivendicazione del territorio intende farle applicare nelle giuste sedi. “Per legge i cittadini residenti o dimoranti estivi delle contrade di San Lorenzo, Reitani, Bove Marino, Spianazza e financo una parte di Marzamemi, -ha continuato Pasquale Aliffi- pagano Ici, tasse sui rifiuti e di urbanizzazione, nelle casse del comune di Noto che, nonostante i lauti incassi, difficilmente riesce fornire servizi ad oltre venti chilometri di distanza, e tutto ciò blocca lo sviluppo armonico di tali contrade che vivono di turismo. È necessario prenderne atto e trarne le logiche conseguenze”. Nel dibattito sul territorio si è inserito anche l'ex vicesindaco pachinese Michelangelo Blandizzi che suggerisce la formazione di consorzi territoriali. “E' inutile combattere delle battaglie lunghissime e spesso sterili, -ha affermato-. I servizi per le contrade si ottengono solo con i consorzi, decidendo insieme anche come spendere gli introiti derivanti dalle tasse. Del resto l'unica opera di urbanizzazione quale il lungomare Spinazza è nato grazie ad una sorta di consorzio tra Pachino, Noto e la Provincia”.

Salvatore Marziano
Fonte: LaSicilia.it il 15-10-2007 - Categoria: Cronaca

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Usiamo la legge Ad Hoc

Come al solito... emergono subito le vie traverse, sull'indirizzo che la pratica deve prendere!!!

Consorzio?: non ammissibile..

Si formano e invocano giusti comitati, che io sostengo che servono a sollevare il giusto e non più rimandabile problema.

La cosa concreta che in occasione di una situazione di questo a livello locale cosa si può fare???

Bisogna seguire quello che dice la legge..N°30


Il consiglio comunale di Pachino, a Norma dell'art. 8/9/10/11 della legge N° 30, comunemente intesa come legge Ortisi, provvede sulla base del Piano Predisposto dal Geom Corrado Di Pietro, aggiornato, allegato e alla delibera di rivendicazione territoriale di cui si intende prendere possesso ed uso...nei confronti del comune di Noto.

Altresì in ambito politico generale, il centrodestra, visto che è rappresentato in regione, potrebbe attivarsi per facilitare l'evento e i passaggi burocratici da affrontare...Mi riferisco sia a Bono che al deputato Mpa di Rosolini.
In questi casi...anche...bisogna ricordare che la giunta regionale può provvedere a realizzare una delibera che cambia la situazione amministrativa.
Basta avere la forza politica..Anche se questa mettesse in discussione alcune contrade con il comune di Portopalo che nei confronti di Portopalo hanno gli stessi problemi..Si potrebbe tentare un approccio razionale..capace di assestare degnamente la pianificazione delle reti...

Ma, è ovvio ricordare che alla base di tutto ci vuole un progetto.
E quello del geom Corrado Di Pietro è il massimo della tecnica e della scienza cartografica amministrativa che si possa avere.

Io credo che la fortuna ci sostiene e ci incoraggia...ad avere una persona come Corrado Di Pietro per questi problematiche che interessano il territorio di Pachino...
Peranto deve essere coinvolto della questione...

Nello stesso contesto appare significativo segnalare che anche in ambito provinciale, nel Piano Urbanistico provinciale, dove sustistano problematiche funzionali qual'è quella di Marzamemi la giunta provinciale nell'atto della pianificazione strategica potrebbe proporre a facilitare e di provvedere a scorporare le aree ed incorporarle con quelle di altro comune ,nel nostro caso pachinesi.

Queste cose si possono decidere attraverso un piano strutturale provinciale...del quale non conosciamo allo sttao alcuna seria informazione...
Mi riprometto di fare una verifica..Ma credo che la questione che attiene al paino provinciale le cose siano state fatte con molto ritardo..

Tuttavia oggi che il piano è in elaborazione i nostri rappresentati possono farev presente in quel contesto pianificatorio la soluzione da dare a questa questione urbana...
Che le contempli l'attribuzione logistica di aree urbane di tipo turistico a comuni diversi.

E la pianificazione regionale attribuisce alla pianificazione provinciale questa facoltà...

Dunque diventa un problema di natura politica che investe direttamente la giunta provinciale e il suo presidente...
Ma come sappiamo il Presidente ha preferito impiegare i fondi per crare un precedente che orientativamente và verso questa via...
Riteniamo lesive degli interessi della comunità un simile atteggiamento rispetto alla questione...
Insomma per riassumere...

C'è poco da fare..Gli interventi a favore dell'allargamento logistico del comune di Pachino è una emergenza fondamentale per la pianificazione comunale di Pachino...
A livello burocratico la cosa può essere realizzata anche attraverso la partecipazione popolare..
Momento importante...
Gli interventi possono essere realizzati da più versanti..
Ecco dunque la proposta di indicare al consiglio comunale di Pachino di realizzare una delibera che contempli i dati tecnici sopra detti...

Questa proposta è atta a coinvolgere la maggioranza dei consiglieri comunali di adempiere nell'interesse della comunità quanto gli viene attribuito dalla legge.

Voi del consiglio comunale uomini probi aderite alla realizzazione unitaria di questa delibera...

La popolazione di Pachino e i suoi abitanti stanziali e di passaggio ringrazieranno....
sicuramente...

tanto per fare una cosa abbastanza concreta....


Cordiali saluti,Spiros



Mi è d’obbligo una risposta all’ex Vice Sindaco Michelangelo Blandizzi.

Il lavoro oscuro che stiamo portando avanti insieme a tecnici e legali che ci stanno supportando in questa battaglia dovrebbe essere appoggiato dall’intera politica pachinese e dall’intera popolazione di Pachino.
Ci sono state e ce le aspettavamo le critiche da parte dei rappresentanti di Noto, a cui fra l’altro stiamo rispondendo fermamente, ma non ci aspettavamo sicuramente le critiche da parte di politici pachinesi che hanno perso l’occasione per stare zitti.
Invece che dimostrare ai cittadini ed amministratori Netini che tutta Pachino appoggia questa iniziativa che, qualora riuscisse, porterebbe solo benefici a quelle contrade e sicuramente al Comune di Pachino, si permettono di dire sui giornali che questa è una sterile battaglia, dando l’impressione all’esterno che anche i pachinesi non sono d’accordo con i membri dell’associazione denominata “Autonomia Pachinese – Comitato territoriale Pro Pachino”.
Perchè in questo paese si deve criticare sempre tutto e si tende sempre a sminuire tutto ciò che fanno gli altri?
Questa è una battaglia suffragata da una legge regionale che non esisteva nel passato quando altri hanno provato questa strada. Sarà una battaglia legale dura contro l’intera cittadinanza di Noto che venderà cara la pelle. E’ per questo che abbiamo bisogno di consenso della gente e del supporto unanime dei partiti di destra e di sinistra. Perché questa è una battaglia territoriale che deve interessare tutti a prescindere dalla ideologia politica.
Infine, ritornando ai consorzi richiesti da Blandizzi, se ha voluto intendere alle convenzioni fra i due comuni, questi sono stati da noi richiesti in una recente lettera al Prefetto affinchè faccia da garante per far mettere in atto quanto dichiarato dai 2 sindaci il 22 Agosto c.a.. (un'azione non esclude l'altra. Le porteremo avanti contemporaneamente entrambe).
Se invece intendeva altri consorzi, come i tanti che stanno fallendo, questi potrebbero servire nell’immaginario futuro a riempire qualche incarico di sottogoverno che serve solo ad accontentare qualche amico di partito per, più o meno, lauti compensi.
Cordiali saluti a tutti – Pasquale Aliffi
Rivendicazione territoriale

Pachino vs Noto


Certo questo è un argomento caldo ed è difficile mantenere la calma, però, chi ritiene di fare politica e si assume il compito di guidare altre persone ha l'obbligo di affrontare gli argomenti con tranquillità.

Detto questo, al fine di suggerire serenità di dialogo e accettazione anche delle critiche, voglio dare il mio contributo, anche perché da assessore al territorio mi sono occupato della questione.

Innanzitutto la proposta di modifica dei confini già avanzata dal comune di Noto, di cui ho preso visione (sono sicuro che gli assessori attuali sono in grado di prenderne visione come l'ho fatto io, mi riferisco alla pratica che indica Aliffi, probabilmente, visto che si tratta di atti interni, non è semplice vederli), per quello che ne so io è stata dichiarata irricevibile dall'Assessorato Regionale Enti Locali.
La proposta fu deliberata dal consiglio comunale precedente ed essa richiedeva, con motivazioni oggettivamente opinabili, l’annessione al comune di Pachino, ad oggi consistente in circa 5700 ettari, di altri 7000 e più ettari del comune di Noto. La delibera venne stilata in maniera disordinata, tanto è vero che l’ufficio tecnico, su sollecitazione regionale, fu costretto a rettificare le indicazioni di tale richiesta inserendo maggiori dettagli cartografici e aggiungendo efficaci, ma non risolutive, considerazioni urbanistiche.
Nella prima versione, infatti, la proposta comprendeva semplicemente i nomi delle contrade, termine poco utile dal punto di vista catastale.
Alla prima richiesta il comune di Noto rispose con una memoria difensiva, che contestava metodo e merito della rivendicazione pachinese, presentata dall'Avv. Balsamo, oggi assessore al Territorio di Noto, gentilissima e competente personalità, con la quale ho scambiato poche, fugaci, ma significative battute.
Non era accettabile, secondo Balsamo, che Pachino utilizzasse argomenti, effettivamente, un poco anacronistici e difficili da provare, quali privilegi feudali e scippi territoriali compiuti all’inizio del regno d’italia. Merito dunque poco incisivo, mentre si sbagliava anche nel metodo allorché si invocava il referendum solo per le popolazioni residenti nei territori contestati. La norma, è vero, prevede la consultazione referendaria degli abitanti coinvolti, ma solo in caso di variazioni territoriali minime, non certamente quando si chiede di raddoppiare il proprio territorio. Direi che da questo punto di vista si è proceduto ingenuamente in maniera raffazzonata e semplicistica e un comune non dovrebbe permetterselo, a maggior ragione se invoca variazioni di confini secolari.
Un eventuale referendum, ammesso che si possa tenere, visto che la proposta di cui parlo dovrebbe essere già stata rifiutata a Palermo, ma non ne ho prove certe, dovrebbe coinvolgere tutta la cittadinanza pachinese e netina, con esiti, io credo, a noi sfavorevoli.
Alla seconda versione della proposta, integrata, come dicevo, da una relazione più dettagliata da parte dell’ufficio tecnico, fu proposto ricorso al TAR. Non ho potuto, purtroppo, conoscere il nome del professionista cui fu assegnato l’incarico di difendere il comune di Pachino e, di conseguenza, non sono in grado di sapere se e come il giudice amministrativo si è pronunciato.

Ecco perché ritengo che riproporre, sic et simpliciter una proposta uguale a quella già avanzata sia un errore, anzi, un grave errore.
Innanzitutto non si può procedere ad una rivendicazione del genere interpretandola come una crociata. Una cosa del genere può avvenire solo se le due amministrazioni, e non altri, trovano un punto di incontro. Nel caso una delle due dovesse discostarsi troppo dalle posizioni dell’altra la procedura rimarrebbe bloccata, come è oggi.
Nel breve periodo nel quale ho ricoperto la carica di assessore, ho sollecitato con successo un incontro con il sindaco Valvo proprio per affrontare le questioni legate ai difetti di gestione del territorio a Marzamemi e dintorni. La viabilità e il controllo del territorio in primis e la strutturazione di servizi ai residenti sono esigenze non più rinviabili e reclamano interventi efficaci. Devo dire che il sindaco Valvo e l’assessore Balsamo, presenti all’unica riunione ufficiale tra i due comuni fino ad oggi avvenuta, si sono dimostrati gentili e comprensivi ammettendo che, nell’area di Marzamemi, esistono problematiche territoriali difficili per Noto da gestire. Tuttavia, nella stessa riunione, mirata principalmente alla definizione di una convenzione ad oggi, mi pare, ancora avvolta dalla nebbia, essi richiedevano una rimodulazione delle rivendicazioni in forme più ricevibili. Sicuramente non si può riproporre una richiesta territoriale così esosa, ma ci si potrebbe incontrare su richieste meno conquistatorie, quali potrebbero essere l’accordo di spostare i confini comunali verso S. Lorenzo, e limitare la modifica delle aree interne, quelle più agricole.
In termini più pratici, io credo, che a Noto non sarebbero certamente contrari a cedere l’area di contrada Spinazza, Bove Marino e parte di S. Lorenzo, limitandoci ad esse però.
E’ una richiesta di buon senso che sarebbe difficile da contestare, evidenziando i chiari motivi di gestione ravvicinata del territorio, a maggior ragione nel periodo estivo, che nel bene e nel male ricade nella organizzazione dei servizi comunali pachinesi. E su tale richiesta si potrebbe veramente instaurare un processo di condivisione tra le parti politiche che porterebbe ad un successo sicuro.
Ecco perché riproporre la questione come è stato fatto fino ad oggi è deleterio e allontana la possibilità di trovare soluzioni.
I due comuni si devono rivedere e affrontare serenamente la revisione dei confini.
Certamente, su questo ho più che un dubbio, vista l’incapacità dell’amministrazione pachinese di organizzare il proprio lavoro, vedi l’estate di Marzamemi che costituisce la prova lampante dell’inefficienza e dell’incapacità a governare una comunità.
Tuttavia non esistono strade alternative o scorciatoie, sono le istituzioni che devono lavorare e compiere il proprio dovere.
Quanto ai deputati coinvolti, innanzitutto, come critica ad Aliffi, non si può chiedere condivisione a destra e a sinistra e poi mettere in risalto solo la figura del deputato dell’MPA. Bisogna chiedere a tutti un contributo, bisogna cambiare metodo caro Cavaliere, a meno che non si dichiari di essere espressamente di una sola parte politica e, nel tal caso, vanno a ramengo tutte le altre dichiarazioni. Ma avere un’interlocuzione a 360 gradi nel panorama politico provinciale e locale può essere utile, se si persegue l’obiettivo così come dichiarato. Segnalo inoltre che il deputato interessato è messo in palese imbarazzo dai suoi stessi sostenitori netini che non condividono il progetto così come viene pubblicizzato.

Infine, i consorzi.
Condivido la proposta di Blandizzi, anche se nella storia siciliana i consorzi hanno avuto il solo compito di assegnare cariche e incarichi, essa è una proposta forte ed efficace di cui tenere molto conto.
La politica di gestione del territorio, non può limitarsi all’organizzazione delle sagre paesane, ma deve avere un respiro più ampio, che passa dai servizi come la nettezza urbana, le opere di urbanizzazione, acqua e fognatura, e che passa pure dagli incentivi al turismo, allo sviluppo economico sostenibile in senso ambientale e paesaggistico, alle grandi infrastrutture dei trasporti, all’agricoltura di qualità. Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di distretti agroalimentari, di sistemi turistici locali, di marchi di qualità, di etichette, tutti argomenti che non possono essere affrontati con la lente distorta e miope del campanile.
Solo se le comunità, intese anche nel senso istituzionale, sono capaci di fare sistema, di integrarsi e integrare le proprie specificità possiamo sperare in un futuro di sviluppo e di benessere collettivo.
Ecco perché ritengo un errore pensare alla rivendicazione territoriale, così come sta facendo questo comitato, come se si trattasse di una guerra tra gonfaloni.
Con Noto, Rosolini e Portopalo dobbiamo essere in grado di stringere un patto di solidale interesse comune, di volere decidere, noi tutti insieme, quale sviluppo del territorio vogliamo e come conseguirlo. Di essere protagonisti del nostro territorio che è molto più ampio dei confini comunali. Nella competizione mondiale, turistica, agricola, dei servizi, verremo ridotti in cocci, tra vasi di ferro, se non ci organizziamo meglio. E i consorzi, o un consorzio, può essere un strada praticabile se va in questa direzione, compresa la gestione del territorio.
Segnalo, inoltre, che la convinzione di avere maggiori servizi e attenzioni per le contrade di Spinazza e Bove Marino, nel caso diventassero pachinesi, è una pia illusione. Il comune di Pachino è responsabile dell’abbandono di tutto il suo territorio, delle fasce costiere che vanno da Marzamemi a Porto Ulisse. A Bove Marino arriva l’acquedotto pachinese, perché è lì vicino, a Scarpitta, Punto Rio, Granelli, Chiappa etc.. etc.. non arriva un bel nulla. Non si vedono mai vigili urbani a regolamentare il traffico e a volte si assiste a vere e proprie gare di velocità, tra le case di villeggiatura. I piani di recupero sono un sogno, ormai incubo, la pianificazione del territorio una presa in giro. Se poi vogliamo dare l’affondo finale, pensiamo ai residenti, abbandonati a se stessi, di Torre Fano, alla loro richiesta, legittima direi, di passare al comune di Portopalo e avremo il quadro completo di cosa ci si può aspettare da Pachino. Ovviamente il riferimento è alla politica pachinese, in generale, degli ultimi anni, quanto a questa amministrazione non si può fare alcun affidamento.
Dico questo non per dire che la ridefinizione dei confini non sia necessaria, ma per non ammantarla di demagogica motivazione di efficienza che adesso manca e domani invece esisterebbe.
Concludo questo mio intervento, chiarendo che lo intendo avanzare con spirito costruttivo, che mi piacerebbe partecipare ai prossimi lavori di questo comitato, con le motivazioni e le intenzioni che ho già espresso e che posso meglio ribadire, dando anche un contributo di informazioni che, mi sembra, manchino in maniera evidente.
Cordialmente, Turi Borgh
Zappa all'acqua e semina al vento..

La legge parla chiaro...

http://www.francocrisafi.it/web_secondario/leggi/leggeregionale302000.htm


La ripropongo visto che qui si fà solo demagogia e si scrive in orario d'ufficio utilizzando mezzi e strutture dello stato per fare mera politica da cortile...

Art. 8.

Variazioni territoriali e di denominazione dei comuni



1. Alle variazioni territoriali dei comuni si provvede con legge, previo referendum delle popolazioni interessate. Per variazioni dei territori comunali si intendono:

a) l'istituzione di uno o più comuni a seguito dello scorporo di parti del territorio di uno o più comuni;

b) l'incorporazione di uno o più comuni nell'ambito di altro comune;

c) la fusione di due o più comuni in uno nuovo;

d) l'aggregazione di parte del territorio e di popolazione di uno o più comuni ad altro comune contermine.

2. Le variazioni di denominazione dei comuni consistenti nel mutamento, parziale o totale, della precedente denominazione, sono anch'esse soggette a referendum sentita la popolazione dell'intero comune.

3. Per popolazioni interessate si intendono, nella loro interezza, le popolazioni del comune o dei comuni i cui territori devono subire modificazioni, o per l'istituzione di nuovi comuni, o per la fusione, o per l'incorporazione, o per cambio di denominazione o per il passaggio di parti di territorio e di popolazione da un comune all'altro.

4. Nelle ipotesi di istituzione di nuovi comuni o di aggregazioni di parte del territorio e di popolazione di uno o più comuni ad altro comune contermine, la consultazione referendaria non va riferita all'intera popolazione residente nei comuni interessati alla variazione qualora a questa non possa riconoscersi un interesse qualificato per intervenire nel procedimento di variazione che riguarda parte del territorio rispetto al quale essa non abbia alcun diretto collegamento e la variazione di territorio e popolazione, rispetto al totale, risulti di limitata entità.

5. In tale ipotesi le "popolazioni interessate" aventi diritto a prendere parte alla consultazione referendaria sono costituite esclusivamente dagli elettori residenti nei territori da trasferire risultanti dall'ultimo censimento ufficiale della popolazione.

6. Non si fa luogo all'istituzione di nuovi comuni qualora la popolazione del nuovo comune sia inferiore a 5.000 abitanti e la popolazione del comune o dei comuni di origine rimanga inferiore ai 5.000 abitanti.

7. In tutti i casi previsti dalla presente legge il referendum è valido solo se vota la metà più uno degli aventi diritto.

8. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali, e previa deliberazione della Giunta, emana apposito regolamento per disciplinare tempi, modalità e procedure della consultazione referendaria.



Art. 9.

Potere di iniziativa del procedimento di variazione



1. L'iniziativa dei procedimenti diretti alle variazioni territoriali spetta:

a) alla Giunta regionale;

b) al comune o ai comuni interessati alla variazione con deliberazioni consiliari adottate con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri in carica;

c) ad un terzo degli elettori iscritti nelle sezioni del comune di cui si chiede il cambio di denominazione;

d) ad un terzo degli elettori iscritti nelle sezioni di ciascuno dei comuni interessati nell'ipotesi di incorporazione e di fusione;

e) ad un terzo degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune o di ciascuno dei comuni interessati negli altri casi di variazioni territoriali;

f) nei casi ove la consultazione referendaria non vada riferita all'intera popolazione ma solo a coloro che hanno un diretto collegamento con il territorio di cui si chiede la variazione, l'iniziativa compete ad un terzo degli elettori residenti nei territori da trasferire.



Art. 10.

Procedimento istruttorio



1. Il progetto di variazione territoriale è corredato della seguente documentazione:

a) relazione tecnica-illustrativa;

b) quadro di unione dei fogli di mappa;

c) cartografia dell'Istituto geografico militare;

d) indicazione, su mappe catastali, dei nuovi confini;

e) elenco delle particelle catastali.

2. Il progetto è pubblicato per quindici giorni presso l'albo comunale e, nei successivi trenta giorni, ciascun cittadino può presentare osservazioni. Il consiglio comunale nei successivi sessanta giorni si pronuncia in merito, in difetto, previa diffida, provvede in via sostitutiva nei trenta giorni successivi l'Assessorato degli enti locali tramite commissario ad acta. Il progetto, unitamente alle osservazioni dei cittadini e del consiglio comunale, è trasmesso all'Assessorato regionale degli enti locali che, verificatane la legittimità, in contraddittorio con i comuni eventualmente controinteressati, autorizza la consultazione referendaria.



Art. 11.

Sistemazione dei rapporti finanziari e patrimoniali



1. In caso di esito positivo del referendum, entro i sei mesi successivi, i comuni interessati predispongono, su iniziativa di un solo comune o di concerto fra loro, analitici progetti di sistemazione dei rapporti finanziari e patrimoniali scaturenti dalla variazione. I progetti sono approvati con decreto del Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali. In difetto interviene, in via sostitutiva, a mezzo di apposito commissario, l'Assessore regionale per gli enti locali. Nei successivi trenta giorni il Presidente della Regione emana, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali, il relativo decreto di modificazione territoriale o di istituzione del nuovo comune.

Comuncazione&propaganda



Ora il problema è diventato la pratica irricevibile dalla regione.

Che riguarda la delibera di una maggioranza fortemente avversata dai Ds di Pachino...

Che ora,improvvisamente, diventa il punto fondamentale della discussione...!!!!

Ecco subito deviata una palla enorme e rilanciata verso chi non ha competenze...

Si lancia il sospetto...si insuffla l'aria di petardi orripilanti...
sotto sotto contro l'amministrazione e gli attuali assessori...che hanno fatto sparire la pratica...

Un giochetto che dura da troppo tempo.

Ma non permetteremo a questo sito di diventare la cassandra delle incredibilili trovate di soggetti di parte...

E da quello che si dice tutto ciò è evidente...

Non esiste una tipologia di politico pachinese che non sia condizionato dai legami con la provincia..

Questo lo costringe al 99% ad essere il primo detrattore-"traditore"politico di Pachino.
E' nella struttura stessa del dispiegamento della realtà che mi permette di scrivere queste note...
Ora è chiaro che il consiglio comunale non deve votare domani...

Deve, il Presidente del consiglio convocare una prima riunione: per vedere quali sono i passaggi necessari per inoltrare correttamente la richiesta...
Per poi realizzare una delibera che evidenzi gli aspetti storico tecnici e comunque come è elencato nell'articolo della legge...

Un punto importante e fondamentale che alla luce di come sono i fatti occorre ponderare e rimodulare adeguandola allo stato delle cose.
Per capire quale sia la porzione giusta da chiedere al comune di Noto..
Non è una cosa che si fà in due minuti..
Occorre dispiegare tutte le conoscenze sull'argomento ed interpellare le aziende e gli abitanti interessati..
Un lavoro sul territorio che può essere realizzato dal comitato..Che in questo modo assolverà ad una sua funzione istituzionale...posta nei corretti termini...

Qui si sollecita il consiglio comunale di Pachino nelle sue prerogative di maggioranza che vuole fare l'interesse della comunità pachinese...

I comitati, le associazioni, chiunque sia interessato del problema viene dopo...

Pertanto è il consiglio comunale che è dierettamente investito della situazione e non altri...

Anch'io potrei dire di avere scritto da diverso tempo sull'argomento...rivendicazione territoriale..Ho anche un video che recita la relazione di Ezio Bienaimè che già allora riteneva indispensabile avere qualche altra fetta di territorio...

Ma non ne faccio una questione politica ma tecnico-informativa e di ampliamento delle conoscenze ed intesa a fare conoscere più da vicino come sono le varie parti della verità attraverso "i fatti"...cartacei ed informatici...
Non è una questione di natura personale...ma fare propaganda e dire certe cose pone proprio un limite culturale nell'accettare queste impostazioni e questi ragionamenti..
I politici pachinesi non hanno mai avuto persone capaci di affrancarsi e di avere un peso nell'ambito provinciale...Questo è il vero problema del mancato sviluppo della municipalità che è rimasta invischiata in una visione di ufficio di collocamento delle funzioni politiche comunali...

La mancanza di forti personalità politiche hanno impoverito il tessuto sociale disgregando la formazione della classe dirigente e orientandola verso livelli strettamente famigliari...

La cosa da questo punto di vista è normale..Anche Kennedy volle suo fratello come ministro della giustizia.... e non è certamente questo che deve scandalizzare...