Chiesto l'ergastolo per Rinaldo Di Rosa

Chiesto l'ergastolo per Rinaldo Di Rosa A conclusione della requisitoria, il Pubblico Ministero Filippo Focardi ha chiesto la condanna dell'ergastolo per Rinaldo Di Rosa, 23 anni, in quanto ritenuto l'autore dell'omicidio in danno del pensionato di Pachino, Corrado Spatola, che si verificò la sera del 14 febbraio 2003, all'estrema periferia del paese. Secondo il magistrato della Procura della Repubblica di Siracusa, a lanciare il pezzo di tufo sulla testa del malcapitato pensionato è stato l'imputato alla sbarra. Per il Pubblico Ministero l'omicidio è aggravato dalla premeditazione in quanto Di Rosa lo avrebbe commesso per derubare il pensionato di un fucile da caccia che poi sarebbe stato utilizzato per compiere delle rapine contro esercizi commerciali e distributori di benzina. «Ma il fucile non è stato mai trovato» - ha replicato il difensore del giovane netino ma da anni residente a Pachino, avvocato Giovanni Annino che, rispetto al Pubblico Ministero, ha chiesto l'assoluzione con formula piena del suo assistito per mancanza di prove certe del suo coinvolgimento nell'omicidio. L'avvocato Paolo Cusi, quale rappresentante della parte civile Giuseppe Di Stefano, che è parte offesa nel processo perchè fu fatto bersaglio di richieste estorsive e persino di dare il proprio appartamento a Di Rosa, si è associato alla richiesta del Pubblico Ministero ed ha auspicato la condanna dell'imputato al risarcimento dei danni per un importo di venticinquemila euro. La sentenza della Corte d'Assise (presidente, Romualdo Benanti; a latere, Alessandra Gigli) verrà resa nota all'udienza del prossimo 31 gennaio, immediatamente dopo le repliche del Pubblico Ministero e dell'avvocato Annino.

L'omicidio del povero pensionato Spatola, che aveva 76 anni, suscitò indignazione e sgomento tra gli abitanti di Pachino. La reazione degli inquirenti non si fece attendere. Gli agenti del commissariato e i carabinieri, dopo aver messo a setaccio gli ambienti della micro criminalità cittadina, riuscirono a raccogliere delle confidenze sul conto di Rinaldo Di Rosa, che, da parte sua, non aveva fatto alcunchè per mantenere l'anonimato sul crimine commesso. Le sue vanterie finirono per farlo diventare il sospettato numero uno e gli investigatori riuscirono a raccogliere una serie di elementi probatori per denunciarlo alla magistratura come l'autore dell'omicidio di Corrado Spatola. Peraltro, si accertò che non corrispondeva l'alibi che Di Rosa aveva fornito per tirarsi fuori dai guai. Di Rosa disse, infatti, che la sera del delitto l'aveva trascorsa interamente all'interno della sala giochi di Mariano Riela. Invece, gli altri avventori ed il gestore della sala hanno riferito di averlo visto dalle 23 in poi, quindi mezz'ora dopo l'uccisione del pensionato. Il medico legale, infatti, ha stabilito alle 22,30 l'ora del decesso di Corrado Spatola. L'alibi di Di Rosa, sia pure sconfessato dagli avventori della sala giochi e dal consulente del Pubblico Ministero, è stato però confermato da Giuseppina Forestieri e Francesca Vizzini che, però, sono state incriminate e rinviate a giudizio per favoreggiamento personale. Nei confronti delle due donne, ora, il Pubblico Ministero Focardi ha chiesto la loro assoluzione.
Contro Di Rosa si è scagliato Giuseppe Di Stefano, titolare di una videoteca, che inizialmente gli aveva dato ospitalità nella sua abitazione. Ma le sue accuse non hanno nulla a che vedere con l'omicidio di Spatola.

Pino Guastella
Fonte: LaSicilia.it il 11-01-2007 - Categoria: Cronaca

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