Al Vinexpo a Bordeaux la crisi del vino europeo

La vecchia Europa dei vini perde colpi sotto la rincorsa di una manciata di Paesi che nel giro di una decina d'anni hanno sottratto ai cinque maggiori produttori continentali il 26% del mercato mondiale.

Il «nuovo mondo» del vino si chiama Stati Uniti, Australia, Sud Africa, Argentina, Cile.
La competizione è forte e la riduzione degli spazi di mercato si fanno sentire in Europa e anche in Francia.
Questa nel 2004, è tornata a essere il primo paese produttore di vino al mondo, scavalcando l'Italia; ma la crisi del settore è sempre più forte e anche nei primi mesi dell'anno si è registrato un calo del 13% circa nelle esportazioni sia in volume che in valore, dopo che lo scorso anno la discesa era stata di circa il 9%.
A Vinexpo, la più grande rassegna mondiale di vini e liquori aperta ieri a Bordeaux, il ministro dell'agricoltura francese Dominique Bussererau ha denunciato la debolezza del vecchio continente che non riesce a fronteggiare la concorrenza e che è sceso - nei suoi cinque Paesi di punta - al 64% degli scambi internazionali.
Nel 2004 la Francia ha registrato con 5,56 miliardi di euro di valore delle esportazioni una riduzione del 9,2% in valore con 14,2 milioni di ettolitri. Nello stesso anno ha importato 5,5 milioni di ettolitri di vino, provenienti in maggior parte da Italia, Spagna e Portogallo.
Champagne a parte, il settore in Francia è in grosse difficoltà che anche i primi dati dell'anno sembrano confermare, con un calo del 13,2% di esportazioni sia per quanto riguarda il valore che la quantità. Il governo di Parigi si prepara in questi giorni a nominare un incaricato speciale per seguire la situazione e a destinare un fondo per interventi mirati.
«L'offerta francese non riesce a conquistare i nuovi consumatori che preferiscono a volte prodotti più facili da acquistare e consumare e da gustare», ha detto il ministro; da qui il lancio di nomi di vini facili da ricordare al posto dei vecchi «chateaux» di difficile memorizzazione .
Alcuni produttori hanno sfiorato l'eresia battezzando i loro prodotti con nomi anglosassoni.
Come ha fatto un'azienda della Languedoc che ha chiamato il vino «Red bicycle» con sull'etichetta una persona stilizzata che cavalca un velocipede con una baguette sotto il braccio; un'altra ha stampigliato un «fat bastard»(grasso bastardo) con disegnato un ippopotamo.
Per sfondare sul mercato cinese altre aziende si sono consorziate e hanno fatto un accordo con un distributore di liquori mentre non cessano le discussioni sulle riforme da adottare come la ridefinizione di «origine controllata».
Fonte: Greenplanet.net/Il Piccolo Trieste il 20-06-2005 - Categoria: Economia

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