«Agricoltura in Sicilia e prospettive»

PACHINO - “Agricoltura in Sicilia e prospettive per il comparto di Pachino” è stato il tema di un convegno promosso dalla segreteria locale dei Democratici di sinistra di Pachino alla presenza dell'on Roberto De Benedictis e di numerosi esponenti del mondo agricolo e della politica quali Salvatore Borgh, Salvatore Chiaramida, Salvatore Dell'Arte, Biagio Bonfiglio, Corrado Cugno, Salvatore Lupo e Giuseppina Ignaccolo.
Ospite e relatore è stato il prof. Antonino Bacarella, ordinario di economia agroalimentare dell'università di Palermo. A coordinare i lavori è stato l'esponente diessino Roberto Bruno che, in apertura di lavori, non ha mancato di dare una stilettata di carattere politico. “La crisi dell'agricoltura, -ha affermato- spinge ad un confronto sereno come quello che oggi è stato organizzato in risposta a maldestri tentativi di ex amministratori nei panni di Masaniello locali”. Misurato ed articolato è stato invece l'intervento del prof. Bacarella. “La crisi agricola parte da lontano, -ha affermato il docente universitario- e non è una novità per il settore, basti pensare alla crisi agrumicola o a quella del vino”. Per Bacarella il problema è legato al tipo di economia siciliana, che è ricca di produttori ma non di imprenditori.

“La nostra agricoltura ha modalità che sono proprie della coltivazione biologica e praticamente tutti producono biologicamente, ha affermato il relatore- ma nessuno o pochissimi sono imprenditori ed operano secondo le leggi del marketing. In Sicilia si produce l'insalata, ma nessuna impresa fa quarta gamma cioè le insalate già pronte che vengono vendute nei supermercati”. Il docente dell'Università di Palermo poi punta il dito sulla ricerca scientifica parecchio penalizzata e che invece dovrebbe aiutare il mondo della produzione. Si pensi che i semi delle piante abitualmente usate nelle coltivazioni in serra vengono prodotti e selezionali all'estero. La commercializzazione è poi un altro anello della catena che, a parere di Bacarella, dovrebbe essere migliorata. “I grandi mercati non sono in Sicilia ma all'estero, e le aziende locali non sono preparate e poche ancora sfruttano i privilegi che potrebbero venire dalle etichette dei marchi Igp, Doc, Dop ecc. Le etichette sono il venditore occulto nel mercato ed il consumatore è sempre più attento alla qualità di ciò che mangia”. Una sorta di monito dunque a quanti, pur avendone i requisiti, non aderiscono ai protocolli. Si è discusso inoltre anche dei distretti produttivi, che sono organismi rivolti non al territorio ma alle organizzazioni di imprese.

Sa.Mar.
Fonte: LaSicilia.it il 29-04-2006 - Categoria: Economia

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