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Codice di comportamento per la prossima campagna elettorale


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 Barbara Fronterrè ha scritto:12-01-2009 13:15:56
Credo di aver partecipato come candidata, nel mio percorso politico, a tutti i tipi di campagna elettorale: per la Camera e per il Consiglio Comunale, per il Parlamento Europeo e per quello regionale.Non sempre le campagne elettorali si fanno per vincere o si concludono con una vittoria. Come scrive Melania Mazzucco, in un bellissimo libro appena pubblicato," La lunga attesa dell'angelo": una sconfitta intensamente vissuta è molto più importante di una facile vittoria.
Per me, ogni campagna elettorale è stata un'esperienza umana e politica intensa, ricca, forte. Ogni campagna elettorale è stata l'occasione, ben al di là delle aspirazioni di partito o di schieramento, per guardare dentro il ventre della città, recepirne sentimenti, speranze ( pochissime) e frustrazioni (parecchie), in una maniera più accellerata, intensificata e vivida rispetto ai tempi e alle modalità della pratica politica quotidiana. Scherzando, ma non troppo, ho sempre detto che, quando si vota in Sicilia, e a Pachino, servirebbero gli osservatori Onu, a vigiliare sulla libertà e democraticità del voto!
Se guardo ai tanti incontri fatti negli anni, alle tante porte cui ho bussato, ai tanti discorsi pubblici svolti nei rioni della città, ho l'immagine di una comunità in cui la contrattazione individuale ha sostituito, da molto tempo ormai, le aspirazioni collettive ad ottenere qualcosa che vada oltre le rivendicazioni, i bisogni, la soluzioni a difficoltà o drammi personali. Buona parte della politica,(e, in tempi elettorali, dei candidati), su questa immensa fame di attenzione e cura costruisce fortune politiche e risultati elettorali strepitosi. La contrattazione comprende tutto: ho visto buste della spesa e consegne di elettrodomestici,lavoratori intimoriti perchè sicuri che il loro seggio sarebbe stato controllato voto per voto, e festosi incontri in pizzeria con distribuzione di santini e banconote. Cosa sia il voto a Pachino ( mi limito ad esaminare la mia città), lo sanno anche i bambini. E cosa sia il dopo voto, lo sanno anche le pietre. Denunciare, come tanti di noi hanno fatto e fanno, non basta più. Non basta, soprattutto, denunciare che il bisogno provoca mostri, uccide democrazia, sostituendo i cittadini con i clienti, il politico con l'affarista, i diritti con le briciole della ricca tavola su cui altri mangiano. Occorre segnare all'indice la contrattazione e la compromissione delle classi dirigenti,l'assenza di responsabilità e di cultura delle classi dirigenti. Perchè il povero disgraziato che contratta la busta della spesa, è cosa eticamente e politicamente ben diversa dell' avvocato, del medico, dell' imprenditore, del dirigente comunale che mobilitàno cordate di elettori e mettono in campo il proprio peso economico e sociale a servizio di candidati privi di scrupoli, chiacchierati,evidenti portartori di pratiche politiche clientelari, avvelenate e velenose per la democrazia.
Basta un decalogo di sani comportamenti elettorali per affrontare la questione? E' un primo passo, ma resta una buona dichiarazione di intenti, se esso non viene posto come oggetto di una vera contrattazione, (questa si sana e indispensabile!), con la politica. Mi spiego meglio. Chi ancora funziona come organizzazione collettiva, capace di attrarre persone,realizzare progetti, fare comunità,ha l'obbligo, io credo, nella situazione attuale, di far si che "il decalogo" diventi un codice di comportamento accettato e condiviso. E chi sono costoro? Non certo i partiti, le cui sedi, sempre più vuote, non rappresentano, ormai, in questa città, luoghi di incontro, dibattito, circolazione di idee. Sono le associazioni, quelle che non vivono per i contributi o per la sagra dello gnocco, ma che si pongono obbietivi di comunità; sono le Parrocchie, gli uomini e le donne di Chiesa; sono le Associazioni di categoria e i Sindacati, che rappresentano i diversi ruoli del mondo del lavoro. Per me, sono tutti costoro che dovrebbero chiedere ad ogni schieramento, ad ogni movimento o partito, ad ogni candidato, di sottoscrivere un decalogo di comportamento sano, e, prima ancora, di confrontarsi sulla costruzione di questo codice, per far si che esso diventi non l'oggetto di una discussione tra pochi, ma lo strumento di un cambiamento per tutti. Ogni punto, nel decalogo ricordatoci da Mikele Luciano, rapprenta un mondo di difficile iniziativa, l'inizio di un percorso ad ostacoli.
Cosa significa, ad esempio, "selezione delle candidature"? Chi può essere candidato e chi no? E ancora: come si costruisce, tecnicamente, un programma dal basso? Altro punto fondamentale di cui il decalogo non parla: è eticamente accettabile che la macchina burocratica del Comune scenda in campo per questo o quel candidato, o esprima addirittura candidati?Qual'è la conseguenza di tutto ciò? Proviamo a chiedere a chi aspira a candidarsi qual'è la sua opinione su questi temi, se ci ha mai pensato. Forse, tante ambizioni personali si sgonfieranno miseramente, di fronte alla esigenza di una riflessione e pratica politica più accorta, più colta, più rivoluzionaria, palesata pubblicamente. Se queste domande resteranno chiuse in gola, allora bisognerà accettare che il vuoto e la debolezza della politica hanno il loro legame ineluttabile con il vuoto e la debolezza della società cittadina. Se invece,a queste domande si tenterà di offrire una risposta, allora potremo fare nostro il motto di San Paolo: spes contra spem.Sperare, contro ogni speranza.
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 Giancarlo Barone ha scritto:11-01-2009 11:53:56
Vedo con grande piacere che un tema così "spinoso" viene posto da un crescente numero di persone, la qual cosa fa ben sperare sulla possibilità di crescita e di maggiore diffusione di una coscienza civica finora quasi assente nel contesto locale.
Un "codice di comportamento" da assumere come guida in sede di campagna elettorale, qualora fosse adottato ed osservato da partiti, liste e cittadini in genere, rappresenterebbe un salto in avanti di decenni rispetto ai nostri malridottissimi costumi, una di quelle accelerazioni della storia che di tanto in tanto avvengono anche se molto di rado.
Con tutta onestà non credo che Pachino sia pronta per un tale balzo.
L'associazione Città Etica, nata quasi in concomitanza con la sfiducia al Sindaco Barone, propose come primo suo atto un Codice Etico nel quale l'art.n.3 è specificamente intitolato "Assunzione di obblighi correlati all’impegno politico diretto". Invito quanti non abbiano avuto modo di farlo di andarsi a leggere quell'articolo (http://www.cittaetica.it...) che si coniuga alla perfezione con il contenuto del codice di comportamento ispirato dalla Scuola di formazione all'impegno Socio-Politico "G. La Pira" il cui responsabile (Don Giuseppe Di Rosa) Città Etica ha peraltro avuto modo di conoscere ospitandolo in uno dei molti incontri tematici promossi dalla nostra associazione.
Quel Codice Etico è stato proposto dalla nostra associazione prima e durante la campagna elettorale che ha portato all'elezione del Sindaco Campisi anche in concomitanza di un'altra nostra iniziativa che, nel maggio del 2006, ci ha visto organizzare un convegno di studio dedicato al piccolo esercito di candidati (oltre 350) nelle numerose liste civiche e di partito. Quel convegno, intitolato "Studiare da Consigliere", era espressamente mirato a fornire un minimo di bagaglio culturale e competenze tecniche a tutti quegli aspiranti consiglieri comunali.
Ne partecipò solo uno, e nessuno dei rappresentanti di partiti o liste, con i quali abbiamo organizzato, prima e dopo quella campagna elettorale, incontri e dibattiti nell'ambito della seria di incontri denominati ".......un ora con", si è mai pubblicamente speso per l'adozione di quello o di qualunque altro codice di comportamento che finalmente potesse introdurre il tema dell'etica applicato alla politica locale.
Il problema quindi è che il nostro piccolo mondo politico e gran parte degli improbabili "politici" che lo frequentano, è del tutto impermeabile alle tematiche dell'etica, della trasparenza, della partecipazione democratica, dell'impegno civico, così come purtroppo lo è gran parte dei cittadini elettori.
Ma credo che proprio da questi ultimi bisogna partire perché sono loro che, augurabilmente in numero sempre crescente, devono prendere coscienza del fatto che lo spazio lasciato libero alle persone più mediocri ed a chi porta in politica interessi personali è un danno per tutta la collettività.
Un ringraziamento a Mikele Luciano per aver posto il tema.

Cordialmente.
Giancarlo Barone
Presidente Città Etica
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