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Pesca, il grido d'allarme del comparto


Il settore della pesca è un malato terminale che è destinato a scomparire sotto il peso di una legiferazione Europea che non tiene conto delle caratteristiche di ciascun Paese e delle specificità del settore Ittico Siciliano in particolare, messo spesso alle corde da una serie di divieti che limitano tutto. Dalla pesca del Tonno a quello del pesce spada, dallo strascico al divieto di pesca di alcune specie su cui si fonda il nostro mercato. E’ senza dubbio necessario ed opportuno salvaguardare l’ambiente ed il ripopolamento ma non è possibile imporre solo divieti senza avere la percezione delle reali ripercussioni economiche e sociali dei cambiamenti che si vogliono imporre.

In un momento di grande crisi come quello attuale, i continui ed assillanti controlli “militarizzati” nelle zone di pesca per far rispettare tali scellerate normative stanno contribuendo a mettere a repentaglio l’intero settore con il disarmo di tanti battelli e la chiusura di tante attività dell’industria di trasformazione con il relativo aumento della disoccupazione di tanta gente nata e cresciuta a mare e che non sa fare altri mestieri che quello tramandato dai loro padri.

Nello specifico, stanno facendo sparire quella tradizionale abitudine del pescatore a vendere il pescato direttamente in banchina poiché è costretto dagli uomini della Guardia Costiera (che hanno il compito di far rispettare le leggi) a poterne vendere poche quantità mentre i militari della Guardia di Finanza non permettono neanche la vendita di questo piccolo quantitativo per questioni fiscali (fatture o scontrini da rilasciare) ovvero rigide norme igienico sanitarie, che vengono richieste al pescatore abituato da millenni a tramandare un tradizionale metodo di pesca e relativa vendita in banchina.

Inoltre è stata cancellata la norma cosiddetta “Accidentale” che permetteva al pescatore di professione, che effettuava battute di altro tipo di pesca, di poter tirare a bordo durante l’anno fino a 750 chili di tonno, che lo aiutava a poter pagare le numerose spese del comparto. Le sanzioni previste dalla normativa vigente arrivano fino a €. 12.000 per pesce spada pescati sotto la misura prevista (mt. 1,40). Mentre per un tonno pescato la sanzione amministrativa è di €. 4.000. In entrambi i casi, il pescatore di professione viene denunciato penalmente alla Procura della Repubblica con tutto ciò che ne deriva.

In merito alle sanzioni, segnalo il caso accertato di un verbale, con relativo procedimento penale, ad un pescatore professionista in data 31 luglio 2012 soltanto per questione di pochi centimetri, mentre qualche giorno successivo con altra normativa veniva invece autorizzata la pesca del Tonno rosso soltanto ai dilettanti permettendone la cattura di un esemplare giornaliero. Tutto ciò in barba al pescatore professionista a cui ancora oggi è completamente vietata la pesca del tonno, che loro vedono sbarcare sbalorditi dalle barche dei diportisti. Tutto ciò deprime ulteriormente la categoria, già vessata da controlli e verbali vari, che non si vede rappresentata dalle istituzioni.

La Marineria chiede un incontro con i candidati alla Presidenza della Regione Siciliana alle prossime consultazioni regionali a cui esprimere il semplice desiderio di poter continuare, nel rispetto di leggi sensate, il più antico mestiere del mondo.

Cav. Pasquale Aliffi
Categoria:  Comunicati Inserita il: 03-09-2012 19:39:58
Letta: 557 volte Utente: Corrado Modica
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Chiavi: pesca allarme settore ittico tonno pesce spada strascico divieto ripopolamento disoccupazione controlli
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