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Opinioni


Cronache dal PD di Pachino


Si e tenuta nella serata di Martedì 4 dicembre una riunione di comitato del Partito Democratico a Pachino (e di Pachino) che, insieme ad un ristretto coordinamento composto da sei elementi e con funzioni preminentemente organizzative, rappresenta in questo momento l'unica provvisoria struttura ufficiale del partito a livello locale.

Il dibattito si è incentrato sull'unico punto posto all'ordine del giorno che, essendo di chiaro richiamo ed interesse (si doveva discutere dell’elezione del nuovo coordinatore), ha determinato una massiccia presenza di aderenti al partito.

Sono emerse una serie di cose che vale la pena di analizzare e, per un'idea di trasparenza che, secondo me, deve caratterizzare il partito, di esporre.

La prima cosa che emerge, ed era ampiamente prevedibile, è la presenza di diverse aree riconducibile alla differenti provenienze degli aderenti.
Sappiamo perfettamente che solo a volersi soffermare sugli aderenti provenienti da precedenti esperienze partitiche possiamo trovare differenze anche tra ex militanti di un medesimo partito e, tanto per fare un esempio concreto, è abbastanza evidente che solo per riferirsi alla ex Margherita, potremmo individuare due o forse anche tre diverse aree.

Quella che è emersa nell’ultima riunione è stata una (anch'essa prevedibile) contrapposizione tra “politici” e “società civile”, ovvero tra coloro che provengono da precedenti esperienze di militanza nei due partiti che si sono sciolti e coloro che invece si avvicinano per la prima volta ad un esperienza di politica attiva o se ne riavvicinano dopo un lungo esilio quasi sempre dettato dallo stesso generalizzato disgusto verso la “politica deteriorata” che accomuna tanta gente.

Entrambe queste anime hanno palesato reciproca diffidenza e qualche pregiudiziale di troppo.

Da parte dei “neo politici” che meglio conoscono e comprendono gli umori di un elettorato indifferente, stanco e troppo deluso (che sarebbe poi lo stesso umore che pervaderebbe anche loro se non gli si fosse acceso l'entusiasmo dettato dal vedere nel nuovo partito un'ancora di salvezza), c'è la consapevolezza che, per catturare elettori, occorre essere organizzati, propositivi, trasparenti ed innovativi sia nei rituali della politica che nella comunicazione ed, in gran parte, pensano che il partito debba soprattutto presentarsi con la faccia delle nuove risorse che si sono prestate alla politica. Qualcuno, in questo senso, ha parlato di opportuno passo indietro da parte di chi, negli anni, si è già esposto (o sovra-esposto) in termini di immagine, significando proprio che il nuovo partito avrebbe forse bisogno di “nuova immagine”.

Da parte dei “già politici” si sono manifestate invece resistenze legate alla orgogliosa rivendicazione di una militanza portata avanti negli anni con passione e sacrificio, ed è perfino ovvia la considerazione che ciò sia più che giusto. Non è pensabile infatti sostenere che chiunque abbia fatto politica in questi anni bui di degrado, solo per il fatto di esserci stato, debba scontare sulla propria pelle la generalizzata gogna sollevata dal sentimento dell’antipolitica, anche se poi, per quello che ho visto e sentito, non mi è proprio sembrato questo il reale contenuto della richiesta di novità.
Come ha giustamente sintetizzato un altro componente del comitato, nessuno può pensare che i già politici che sono confluiti nel PD, siano da accomunare alle torbide figure dei politici “disonesti” e di “malaffare”, ed, aggiungo io, nessuno infatti lo pensa.
La controprova sta nel fatto che, a comporre il comitato locale del PD, ci sono tanti volti nuovi provenienti dalle realtà associative e tanta “gente comune” che non potrebbe neanche concepire l’idea di sedersi ad un tavolo con chi ha fatto “intrallazzi”.

Chiarito questo è ovvio che il bene del Partito Democratico, le sue possibilità di crescita e la sua aspirazione a diventare partito di governo del territorio, dove, per intenderci, non basterà presentarsi con asfittiche percentuali di consensi (ovvero dal 10% in giù), passano anche attraverso l’assoluta necessità di superamento di questa contrapposizione “ideologica”.

Necessita quindi evitare inutili arroccamenti da una parte e dall’altra, e la consapevolezza che l’intelligenza esce sempre offuscata quando ci si abbandona solo allo spirito di contrapposizione, ed infine che solo il dialogo interno contribuisce a conoscersi, recuperare intelligenza di comportamenti ed a “superare gli steccati”.
Questo, in definitiva può passare solo da un reciproco “abbassamento della guardia” nel quale, mi immagino, che ci debba stare; da una parte il fatto che i "nuovi" si diano una calmata e cerchino di entrare in una logica più politica senza rivendicazioni “a prescindere”; dall’altra i "vecchi" cerchino di capire che, quando la famiglia si allarga, lo spazio deve essere ridistribuito e che ci vuole comprensione per l’eventuale invadenza dei nuovi ospiti.

Questo il quadro del “vivace dibattito” che anima gli aderenti, il quale però, lungi dall’essere un difetto, secondo me, costituisce una ulteriore importante risorsa per il nuovo soggetto politico e, insieme all’ampio spazio che si darà a cittadini comuni, giovani e donne, rappresenterà il vero punto di forza del nuovo partito, mettendolo in condizione di confrontarsi con qualunque altra forza politica locale.

Rimando ulteriori considerazioni a future “Cronache dal PD” (se sarà il caso), non senza aver prima chiarito che, personalmente (ma credo che la cosa sia di tutta evidenza), propendo per una sintesi tra le due posizioni sopra descritte.

Ovviamente sono cosciente di espormi ad accuse di vario genere (furbizia in primo luogo), tutte riconducibili ad umane passioni e pulsioni e soprattutto ad una irresistibile voglia di giudicare e denigrare che sembra tanto ben connaturata nel nostro dna.
Insomma, bene che mi vada, e per citare la divertente satira di Crozza, sarò accusato di “ma-anchismo veltroniano” (sto con i poveri … ma anche con i ricchi, e via esemplificando), ma ritengo che: “essere costruttivi”; “parlar chiaro”; “saper ascoltare” e tentare sempre di evitare di “rompere il giocattolo” siano altre importanti innovazioni di cui si debba far carico il Partito Democratico e tutti coloro che ne vogliono far parte.

Per la cronaca.
Per l’elezione del coordinatore locale del Partito Democratico si resta in attesa delle regole che sono ancora in fase di elaborazione.

Giancarlo Barone
Categoria:  Opinioni Inserita il: 06-12-2007 18:28:04
Letta: 690 volte Utente: Giancarlo Barone
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Chiavi: pd coordinatore politici società civile
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