L'area archeologica «offesa»

CONTRADA CUGNI - Dopo la denuncia di una scolaresca sulla situazione di degrado nella quale versa la famosa Torre Scibini, sono arrivate, altre segnalazioni di situazioni analoghe. Nella zona Cugni, infatti, un lembo di terra che si estende per circa due chilometri, posizionato ad est di Pachino e a nord di Portopalo, andrebbe oggi sicuramente il primo premio , qualora esistesse un concorso simile, della «zona archeologica più deturpata». Un lembo di terra che racchiude più di ventimila anni di storia, dal periodo mesolitico fino a poche centinaia di anni prima della nascita di Cristo, una zona però che oggi è il triste simbolo dell'incuria, dell'abbandono e della trascuratezza ma anche dell'inciviltà di tanti che, approfittando della posizione internata del luogo, abbandonano sul posto ogni sorta di rifiuto.
Ventimila anni prima della nascita di Cristo in pieno mesolitico la grotta Corrugi era già abitata da popolazioni primitive e rappresentava una delle due stazioni mesolitiche presenti in Sicilia, assieme a quella che attualmente è visitabile alle pendici del monte Pellegrino a Palermo. All'interno della spelonca sono stati ritrovati vari reperti quali resti di pasto, ossa di piccoli animali ormai estinti, tutti esposti presso il famoso museo siracusano intitolato a Paolo Orsi, archeologo di fama internazionale del novecento, che per primo si interessò dello studio approfondito e diretto della zona Cugni.

Con un salto virtuale di quindicimila anni arriviamo direttamente al cinquemila avanti Cristo, periodo durante il quale, abbandonata la Corrugi, la grotta di Calafarina diviene il rifugio primario e allo stesso tempo il centro principale della vita delle genti che per prime abitarono la zona. Pestelli, pignatelle, raschiatoi e punte di freccia sono i reperti scoperti e ritrovati dallo stesso Paolo Orsi in loco, anch'esse esposte nel museo omonimo di Siracusa e risalenti al periodo neolitico. La storia dei Cugni, però non finisce qui, i Siculi, infatti, più di un migliaio di anni avanti Cristo si stabilirono nella zona mentre nello stesso periodo storico, dalla lontana terra di Turchia (allora si chiamava Lidia), arrivavano gli echi delle gesta di Ettore ed Achille che si fronteggiavan nella guerra di Troia. Proprio le famose tombe scavate dai Siculi nella roccia sono ancora visibili in quel tratto di appena due chilometri che racchiude, però, un patrimonio storico di notevole importanza.
Allontanatisi i Siculi, che optarono per posti più interni e protetti (Pantalica e Cava d'Ispica sono insediamenti esemplari) la zona venne occupata dai greci i quali lasciano in eredità un tratto della famosa strada Elorina che presumibilmente collegava la zona di Noto con Portopalo, le cui tracce sono ancora oggi ben visibili. Un'eredità però che oggi viene deturpata dall'inciviltà di tanti, carcasse di elettrodomestici, televisori e scarti di materiale da costruzione disseminati ovunque rappresentano, purtroppo, un alto indice di arretratezza culturale.

SALVATORE MONCADA
Fonte: LaSicilia.it il 15-04-2005 - Categoria: Cronaca

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