L’archeologia e i paesaggi del sud dell’Isola

L’archeologia e i paesaggi del sud dell’Isola Le grotte di Corruggi e Calafarina, risalenti probabilmente al paleolitico e al neolitico, il Villaggio Romano del III o IV secolo, la Necropoli (le tombe a forno) sempre del neolitico e, ancora più a sud, il costone che custodisce la Necropoli paleocristiana di Scalo Mandrie oppure l'antica tonnara greco-romana nei pressi della spiaggia del Collo. Sono questi i riferimenti archeologici principali che si possono trovare tra Pachino e Portopalo di Capo Passero, il sud della zona sud, l'estrema propaggine della provincia aretusea. La grotta di Calafarina è lunga circa cento metri. Qui, il grande Paolo Orsi, eravamo nei primi anni del Novecento, rinvenne resti risalenti soprattutto alla prima età del Bronzo. Sulla grotta di Calafarina si sono tramandate diverse leggende.

Si narra che la vedova e il figlio dell'emiro Ben Avert, caduto in combattimento contro i Normanni, carichi di tesori, si diressero a Marzamemi per imbarcarsi alla volta dell'Egitto. Prima di salpare la principessa decise di non portare in mare il tesoro, per paura dei pirati, facendolo nascondere nelle viscere della terra, dentro la grotta di Calafarina. Le ricerche di Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea hanno sancito l'importanza archeologica di Calafarina, Corruggi e Cugni, al di là di ogni racconto. A Portopalo di Capo Passero, la zona archeologica è inserita nella contrada di Scalo Mandrie. E' qui che si trova la Necropoli paleocristiana (III-IV sec. d. c.), all'interno di un costone rupestre che si staglia frontalmente alla piazza. Nella spiaggia detta del «Collo», poco distante dalla necropoli, si trovano i resti dell'antica tonnara greco-romana. Sono ancora ben visibili le vasche in pietra dove venivano lavorati gli intestini di tonno e sgombro. Da questo processo, dopo un processo di salagione, si otteneva il «garum», salsa piccante che a quei tempi costituiva una vera prelibatezza. Alcuni anni fa, alcuni studenti dell'istituto alberghiero di Marzamemi, supportati da un appassionato di gastronomia, provarono a rifare la ricetta del garum ma ne venne un impasto molto salato e praticamente immangiabile. Nell'area dell'antica tonnara, furono trovati delle monete simili a quelle ritrovate in una zona della Turchia.
Un ritrovamento che confermò la rilevanza storica della tonnara greco-romana di Capo Passero, forse tra le più antiche a livello europeo. L'area della Cicogna è inoltre parte integrante del parco archeologico, realizzato con fondi pubblici. Al suo interno sono stati trovati i resti di uno stabilimento per la lavorazione del pesce che abbraccia diversi secoli. Oggi, malgrado l'affidamento del parco ad una realtà privata, l'area necessita di attenzione costante e di un serio piano di promozione. Lasciarla inutilizzata, come è stata di fatto fino alla scorsa estate, costituisce un vero peccato per un territorio che vuole spiccare il salto in avanti anche sul fronte del turismo cosiddetto culturale.

SERGIO TACCONE
Fonte: LaSicilia.it il 05-11-2010 - Categoria: Cultura e spettacolo

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