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Cronaca


Disperazione tra i serricoltori costretti a estirpare anche le piante che si erano salvate.


Disperazione tra i serricoltori costretti a estirpare anche le piante che si erano salvate.PACHINO - Costretti ad estirpare le piante prima che le stesse siano arrivate a produzione. È la denuncia di molti imprenditori agricoli dopo le piogge alluvionali che si sono abbattute nelle zone agricole del Pachinese e che hanno trasformato i campi e le serre in una sorta di palude. La pioggia inoltre continua a cadere a giorni alterni, impedendo che le campagne si asciughino. «Man mano che l'acqua si ritira - spiega Giorgio Morana, portavoce dell'associazione As.Ser. (piccoli serricoltori di Pachino e Portopalo) - emerge tutta la devastazione provocata dalla furia dell'acqua, e siamo costretti ad adottare l'unico rimedio possibile: cioè, l'estirpazione delle piante». I raccolti sono perduti. Per il pomodoro costoluto e insalataro i problemi che si manifestano sono legati al marcio. «Il fenomeno - continua Morana - nel gergo agricolo viene definito come "pomodoro acculazziato", che significa attaccato dalle muffe e in parte marcio nella parte opposta al peduncolo. Questo fenomeno si sta verificando nel 50% del prodotto e più il pomodoro è di qualità pregiata e più è esposto al marcio, mentre le qualità più resistenti sono anche le meno pregiate e dunque con un prezzo di mercato inferiore». «Nel ciliegino invece il fenomeno che si manifesta è quello di un frutto che, a causa della troppa acqua, si spacca e dunque non è più commerciabile. Questo accade anche nelle serre che non sono state inondate dall'acqua. Nelle serre che si sono completamente riempite di fango invece, le piante muoiono per asfissia o i fiori abortiscono, per cui la pianta non è più produttiva. La conseguenza è dunque una sola: l'estirpazione della pianta in modo da preparare il terreno per una piantina nuova. È chiaro però che per la preparazione del terreno e il reimpianto, sono necessari soldi da investire». Per quanto riguarda invece le serre ancora allagate non resta che attendere che l'acqua si ritiri. A distanza di due settimane dall'alluvione, ci sono serre a ridosso delle saline e dei pantani, dove l'acqua è ancora dentro gli impianti.

Intanto la Casa municipale ha dato avviso a tutti i frontisti, ossia a coloro che hanno terreni confinanti con dei canali di scolo, di ripulire gli argini delle saie e di ripristinare i canali stessi ove questi fossero venuti meno. Si tratta di un obbligo di legge, il cui rispetto va nell'interesse non soltanto degli stessi proprietari, ma anche della pubblica incolumità. L'acqua non incanalata infatti, rischia di invadere le proprietà altrui, provocando seri danni ed esponendo i privati ad azioni di risarcimento danni. Sul fronte strettamente burocratico e della richiesta di aiuti, l'ex assessore provinciale Giuseppina Ignaccolo, così come annunciato in Consiglio comunale, ha fatto proprie le istanze provenienti dai produttori e ha scritto al presidente della Regione oltre che al prefetto e per conoscenza al presidente della Provincia e ai sindaci, chiedendo la dichiarazione dello stato di calamità. «Come si sa - ha affermato la Ignaccolo -, il comparto agricolo è un settore imprescindibile per l'economia regionale e provinciale, comparto che da tempo si trova in profonda crisi. La commercializzazione dei prodotti ha penalizzato fortemente le aziende, soprattutto, nelle macroaree di Siracusa e Pachino, dove sono concentrate maggiormente le cooperative che, a causa di forti investimenti effettuati e dei debiti contratti, soffrono già uno stato di debolezza. Gli eventi alluvionali, dunque, aggravano una situazione già di per sé precaria, e il rischio è l'implosione dell'intero comparto».
La Ignaccolo, pertanto, ha chiesto che sia riconosciuto lo stato di calamità naturale, che vengano sospesi pagamenti previdenziali e tributi e che sia concesso un fondo di rotazione a partecipazione comunale e provinciale per l'erogazione di piccoli prestiti.

Salvatore Marziano
Categoria:  Cronaca Inserita il: 23-11-2011
Letta: 1138 volte Fonte: LaSicilia.it
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